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Giorni selvaggi, William Finnegan

Per molti il surf è solo uno sport. Per il surfista è una filosofia di vita, «una via» alla ricerca di sé. William Finnegan ha cominciato a sfidare il dio oceano da ragazzo, in California e alle Hawaii. Giorni selvaggi è la storia di una vita trascorsa a inseguire le onde più belle nei cinque continenti, dalla Polinesia all’Australia, da Madeira al Sudafrica, dalle Figi al Madagascar. È il diario di un’ossessione, uno straordinario romanzo d’avventure, e infine un viaggio iniziatico nei segreti di un’arte esatta – il surf –, che è la chiave per esplorare la vita. Il surfista ha sempre davanti un orizzonte che attrae e atterrisce: nel mare ogni cosa è connessa alle altre. «Le onde sono il tuo campo da gioco,» scrive Finnegan «sono l’oggetto dei tuoi desideri e della tua adorazione e più profonda». Ma allo stesso tempo sono il tuo avversario, il tuo nemico mortale, la tua nemesi.

Giorni selvaggi, William Finnegan (66THAND2ND, 2016. 500 pagine. 25,00 euro.)

La versione di Gipo, Alberto Facchinetti

Il calcio italiano deve molto a Gipo Viani. Gli deve l’idea di aver cominciato a pensare in grande, di essere passato all’organizzazione manageriale, di aver creato sistemi di gioco e nuove figure dirigenziali. Gipo Viani è lo spartiacque tra il calcio italiano provinciale e quello padrone d’Europa degli anni Sessanta.
Alberto Facchinetti segue Viani passo per passo, lo descrive come calciatore di sicuro mestiere, poi come allenatore vincente e direttore sportivo che guarda lontano. Gli crea un alter ego al quale Viani racconta brandelli di una vita sempre al limite e rende omaggio a Giorgio Lago, il più grande giornalista sportivo espresso dal Veneto.
Il Gipo Viani di Facchinetti è un personaggio che unisce l’istrionismo e la freddezza di Mourinho, l’abilità affaristica di Moggi e la sfrontatezza mondana di Bobo Vieri. È stato tutti e tre insieme. È stato molto di più.
La prefazione del libro è a cura di Edoardo Pittalis, editorialista de Il Gazzettino.

La versione di Gipo, Alberto Facchinetti (Edizioni Incontropiede, 2016. 186 pagine. 16,50 euro)

L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e di guerra, di Gigi Riva

«Sono quasi le 7,30 della sera a Firenze. Nessuna brezza è arrivata a dare un briciolo di refrigerio. Ai calci di rigore si consuma il destino di quella che sarà l’ultima Jugoslavia alla fase finale di una competizione mondiale». Una vicenda emblematica del rapporto perverso tra sport e politica.
Nella tragica e violentissima dissoluzione della Jugoslavia un calcio di rigore sembrò contrassegnare il destino di un popolo. Un penalty divenne nei Balcani il simbolo dell’implosione di un intero Paese, e dei conflitti che sarebbero seguiti di lì a poco. Intuendo la complessità di un evento che sembrava soltanto sportivo, Gigi Riva racconta con attenzione da storico e sensibilità da narratore un tiro fatale, sbagliato il 30 giugno del 1990 a Firenze da Faruk Hadžibegić, capitano dell’ultima nazionale del Paese unito. La partita contro l’Argentina di Maradona nei quarti di finale del Mondiale italiano portò all’eliminazione di una squadra dotata di enorme talento ma dilaniata dai rinascenti odi etnici. Leggenda popolare vuole che una eventuale vittoria nella competizione avrebbe contribuito al ritorno di un nazionalismo jugoslavista e scongiurato il crollo che si sarebbe prodotto.
Proprio per la sua popolarità il calcio è sempre servito al potere come strumento di propaganda. Basti pensare all’uso che Mussolini fece dei trionfi del 1934 e 1938, o a come i generali argentini sfruttarono il Mondiale in casa del 1978, durante la dittatura. Oppure, ai giorni nostri, a come lo Stato Islamico abbia deciso di colpire lo Stadio di Francia durante una partita per amplificare il suo messaggio di terrore. Ma si potrebbe sostenere che in nessun luogo come nella ex Jugoslavia il legame tra politica e sport sia stato così stretto e perverso. Attraverso la vita del protagonista e dei suoi compagni (molti dei quali diventati poi famosi in Italia, da Boban a Mihajlović, da Savićević a Bokšić, Jozić a Katanec), si scopre il travaglio di quella rappresentativa nazionale e del suo allenatore Ivica Osim, detto «il Professore», o «l’Orso». Nelle loro gesta si specchia la disgregazione della Jugoslavia e la spregiudicatezza dei suoi leader politici, che vollero utilizzare lo sport e i suoi eroi per costruire il consenso attorno alle idee separatiste. In questo senso il calcio è stato il prologo della guerra con altri mezzi, il rettangolo verde la prova generale di una battaglia. Non a caso si attribuisce agli scontri tra i tifosi della Dinamo Zagabria e della Stella Rossa di Belgrado il primato di aver messo in scena, in uno stadio, il primo vero episodio del conflitto. Ed è nelle curve che sono stati reclutati i miliziani poi diventati tristemente famosi per la ferocia della pulizia etnica a Vukovar come a Sarajevo.
Per il loro valore emblematico le vicende narrate, risalenti a un quarto di secolo fa, sono ancora tremendamente attuali. E non è così paradossale scoprire in esergo a queste pagine le parole beffarde che Diego Armando Maradona rivolse all’autore: «Occupati di politica internazionale, il calcio è una cosa troppo seria».

Gigi Riva è caporedattore centrale del settimanale «l’Espresso». Da inviato speciale de «Il Giorno» ha seguito tutte le guerre balcaniche degli anni Novanta.

L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e di guerra, di Gigi Riva (Sellerio, 2016. 192 pagine. 15,00 euro)

I migliori del 2016

La mia rivoluzione. L’autobiografia di Johan Cruyff_(Bompiani, 2016. 240 pagine. 17,00 euro)
Lungo tutta la sua carriera Johan Cruyff è stato sinonimo di calcio totale, profeta di una nuova religione calcistica che unisce ordine e creatività, forza fisica e cervello, tradizione e rivoluzione. Capelli lunghi modello beat generation, fumatore incallito, idee libere e temperamento ribelle, il Pelé bianco ha riscritto le regole dentro e fuori dal campo. Prima all’Ajax e poi al Barcellona, con il suo “Cruyff-turn” ha lasciato di sasso schiere di difensori e con la sua filosofia ha influenzato generazioni di allenatori. Dalla periferia di Amsterdam all’olimpo del calcio, Cruyff ha consegnato alla sua autobiografia il racconto appassionante e definitivo di una vita straordinaria.

L’ultimo rigore di Faruk. Una storia di calcio e di guerra, di Gigi Riva_(Sellerio, 2016. 192 pagine. 15,00 euro)
«Sono quasi le 7,30 della sera a Firenze. Nessuna brezza è arrivata a dare un briciolo di refrigerio. Ai calci di rigore si consuma il destino di quella che sarà l’ultima Jugoslavia alla fase finale di una competizione mondiale». Una vicenda emblematica del rapporto perverso tra sport e politica.
Nella tragica e violentissima dissoluzione della Jugoslavia un calcio di rigore sembrò contrassegnare il destino di un popolo. Un penalty divenne nei Balcani il simbolo dell’implosione di un intero Paese, e dei conflitti che sarebbero seguiti di lì a poco. Intuendo la complessità di un evento che sembrava soltanto sportivo, Gigi Riva racconta con attenzione da storico e sensibilità da narratore un tiro fatale, sbagliato il 30 giugno del 1990 a Firenze da Faruk Hadžibegić, capitano dell’ultima nazionale del Paese unito. La partita contro l’Argentina di Maradona nei quarti di finale del Mondiale italiano portò all’eliminazione di una squadra dotata di enorme talento ma dilaniata dai rinascenti odi etnici. Leggenda popolare vuole che una eventuale vittoria nella competizione avrebbe contribuito al ritorno di un nazionalismo jugoslavista e scongiurato il crollo che si sarebbe prodotto.
Proprio per la sua popolarità il calcio è sempre servito al potere come strumento di propaganda. Basti pensare all’uso che Mussolini fece dei trionfi del 1934 e 1938, o a come i generali argentini sfruttarono il Mondiale in casa del 1978, durante la dittatura. Oppure, ai giorni nostri, a come lo Stato Islamico abbia deciso di colpire lo Stadio di Francia durante una partita per amplificare il suo messaggio di terrore. Ma si potrebbe sostenere che in nessun luogo come nella ex Jugoslavia il legame tra politica e sport sia stato così stretto e perverso. Attraverso la vita del protagonista e dei suoi compagni (molti dei quali diventati poi famosi in Italia, da Boban a Mihajlović, da Savićević a Bokšić, da Jozić a Katanec), si scopre il travaglio di quella rappresentativa nazionale e del suo allenatore Ivica Osim, detto «il Professore», o «l’Orso». Nelle loro gesta si specchia la disgregazione della Jugoslavia e la spregiudicatezza dei suoi leader politici, che vollero utilizzare lo sport e i suoi eroi per costruire il consenso attorno alle idee separatiste. In questo senso il calcio è stato il prologo della guerra con altri mezzi, il rettangolo verde la prova generale di una battaglia. Non a caso si attribuisce agli scontri tra i tifosi della Dinamo Zagabria e della Stella Rossa di Belgrado il primato di aver messo in scena, in uno stadio, il primo vero episodio del conflitto. Ed è nelle curve che sono stati reclutati i miliziani poi diventati tristemente famosi per la ferocia della pulizia etnica a Vukovar come a Sarajevo.
Per il loro valore emblematico le vicende narrate, risalenti a un quarto di secolo fa, sono ancora tremendamente attuali. E non è così paradossale scoprire in esergo a queste pagine le parole beffarde che Diego Armando Maradona rivolse all’autore: «Occupati di politica internazionale, il calcio è una cosa troppo seria».

Merckx, il Figlio del tuono, di Claudio Gregori_(66THA2ND, 2016. 576 pagine. 23,00 euro)
Il 20 marzo 1966 un giovane belga si schiera al via della Milano-Sanremo. Ha vent’anni e non si è mai misurato con un tracciato così lungo. Al traguardo vincerà la prima classica del suo palmarès. Quel giorno, come con Coppi all’indomani della guerra, si apre per il ciclismo una nuova èra. Fin da quella prima apparizione, Merckx ha mostrato di possedere, oltre al talento, il gusto dell’avventura e della prodezza. Al pari dei grandi del passato. Ma più di chiunque altro ha saputo interpretare la gara come «sfida totale», battaglia all’arma bianca. Ha imposto uno stile, «la corsa di testa», riportando il ciclismo alla sua vocazione originaria. Lo chiameranno l’Orco, il Coccodrillo, Attila, il Cannibale: temuto e invidiato, è stato «il più grande agonista» di uno sport arduo, a volte crudele. Per questo la sua storia – scritta sul pavé, nel fango, nella tormenta, segnata da cadute rovinose, nobilitata dai duelli con Gimondi, Ocaña, Fuente – merita un posto speciale nella «sconfinata biblioteca della bicicletta». Dall’esordio alla corte di Van Looy fino all’eclissi improvvisa, Claudio Gregori ricostruisce le imprese di Merckx ritraendolo come un cavaliere impavido, a caccia di tesori favolosi, in una nuova chanson de geste. E ci restituisce intatti l’epica e l’incanto delle gare, la giostra dei distacchi, gli inseguimenti spericolati, le crisi di fame, il «frinire della ruote» tra le vette innevate o le pietraie roventi dove un uomo solo si batte fiero contro un plotone di avversari – o forse contro sé stesso, inseguendo il fantasma di Fausto.

Il leader calmo, Carlo Ancelotti con Chris Brady e Mike Forde

«Il mio approccio calmo alla leadership potrà sembrare un segno di debolezza, il tipo di calma che intendo io è una forza. È calma che trasuda potere. La leadership si può imparare, non imitare. Quando allenavo il Milan volevo che i giocatori parlassero solo in italiano, adesso che in ogni squadra ci sono giocatori di tanti Paesi diversi è più difficile, e spesso i ragazzi tendono a socializzare con i propri connazionali. Ecco, questa è una cosa che va messa in chiaro subito con i ragazzi, va fatto loro capire che non possono esserci clan […] Spesso non ci si rende conto della relazione più importante: quella tra l’allenatore e il suo staff. Quando allenavo in Italia, avevo uomini con cui lavoravo da tempo, e avrei voluto portarli con me. Il Chelsea ha cambiato il mio atteggiamento, mi ha fatto capire che è possibile plasmare nuovi rapporti e nuovi modi di lavorare…»

Il leader calmo, Carlo Ancelotti con Chris Brady e Mike Forde (Rizzoli, 2016. 336 pagine. 18,00 euro)

Tutto o niente, Marco Tardelli, Sara Tardelli

«Il mio urlo è durato 7 secondi. Il mio amico Gaetano Scirea mi ha passato la palla in area e l’ho colpita in scivolata. Rete. Itali 2, Germania 0. Il boato di 90 mila persone e io. Ho fatto la cosa che amavo di più: ho corso. Ero inondato dai ricordi, dal senso di riscatto, dall’adrenalina. Quei 175 fotogrammi mi hanno regalato un posto nella storia del calcio. E quell’urlo è stato una scossa elettrica che ha cancellato la mia vita. Non c’è stato più un prima e non c’è un dopo. Tutti mi ricordano per quei 7 secondi, un attimo di estasi racchiuso in un gesto irripetibile.»

Tutto o niente, Marco Tardelli, Sara Tardelli (Strade Blu, Mondadori, 2016. 174 pagine. € 18.00)

Bambini infiniti, Emanuela Audisio

Le vite delle celebrità del calcio, della boxe, dell’atletica, del tennis, dell’automobilismo sembrano spesso scorrere lungo un doppio binario: da una parte un talento sportivo straordinario, unico, porta questi eroi a entrare rapidamente nel firmamento delle stelle; dall’altra parte un infantilismo permanente, quasi infinito, li spinge a condurre un’esistenza sregolata, talvolta dolorosa, e ne fa dei superuomini bambini. Le vite di questi “bambini infiniti” (Maradona, Baggio, Borg, Tyson e tanti altri come loro) sono raccontate in questo libro da Emanuela Audisio.

Bambini infiniti. Storie di campioni che hanno giocato con la vita, Emanuela Audisio (Mondadori, 2003. 216 pagine. € 13.00)

Vincere è l’unica cosa che conta, Franco Causio con Italo Cucci

«Classe e dribbling, piedi di velluto ed eleganza atletica: Franco Causio, il “Barone”, ha fatto della fantasia uno dei suoi tratti distintivi. Nato a Lecce, è diventato grande alla Juventus in cui ha giocato dodici stagioni e con cui ha vinto sei scudetti, una Coppa Uefa e una Coppa Italia, oltre ad aver partecipato a tre mondiali (compreso quello vinto nell’82).

Campione indiscusso e uomo di poche parole, ha giocato con e contro i più grandi calciatori di un periodo leggendario: Zoff, Gentile, Tardelli, Rossi, Scirea, Facchetti, Altafini, Zico, Platini, Cruijff, Maradona… un mitico album delle figurine rimasto nel cuore di milioni di innamorati del pallone. In questo libro, per la prima volta Causio si racconta con la schiettezza che l’ha sempre caratterizzato e rievoca tempi e personaggi del grande calcio degli anni Settanta e Ottanta.

Da Bearzot a Boniperti – è sua la frase «Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta» – da Giovanni Agnelli al presidente Pertini, da Trapattoni a Brera… non solo calcio, ma anche un’Italia diversa, piena di speranze e fermenti, con gli stadi ancora pieni e i campioni che spalavano da soli la neve per liberare il campo e giocare.»

Vincere è l’unica cosa che conta, Franco Causio con Italo Cucci_(Sperling & Kupfer, 2015. 160 pagine. 18,00 euro)

Tutti i libri della stagione 2015/2016

Tutti i libri

Tutti i libri di cui abbiamo parlato a Calcio Totale nella stagione che ha sancito il ritorno in serie A del Pescara di Massimo Oddo.

1ª puntata_4 settembre 2015
Il giorno perduto. Racconto di un viaggio all’Heysel, Gian Luca Favetto, Anthony Cartwright
(2015, 66THAND2ND, 330 pagine. 18,00 euro)_Intervista con l’autore, Gian Luca Favetto

2ª puntata_9 settembre 2015
Io Ibra, David Lagercrantz, Zlatan Ibrahimovic
(2013, BUR, 389 pagine.

3ª puntata_18 settembre 2015
Che gusto c’è a fare l’arbitro, Nicola Rizzoli
(2015, Rizzoli, 339 pagine.)

4ª puntata_25 settembre 2015
Ho osato vincere, Francesco Moser, Davide Mosca
(2015, Mondadori, 228 pagine. 19,00 euro )_Intervista con l’autore, Francesco Moser

6ª puntata_9 ottobre 2015
SLA, il male oscuro del pallone, Massimiliano Castellani
(Goalbook)_Intervista con l’autore, Massimiliano Castellani

7ª puntata_16 ottobre 2015
Storia del gol. Epoche, uomini e numeri dello sport più bello del mondo, Mario Sconcerti
(2015, Mondadori, 348 pagine.)_Intervista con l’autore, Mario Sconcerti

8ª puntata_30 ottobre 2015
Pier Paolo Pasolini e il calcio

9ª puntata_6 novembre 2015
Michael Joordan, la vita, Roland Lazenby
(2015, 66THAND2ND, 779 pagine)_Intervista con Martino Michele, redazione 66thand2nd

10ª puntata_13 novembre 2015
I cantaglorie. Una storia calda e ribalda della stampa sportiva, Gian Paolo Ormezzano
(2015, 66THAND2ND, 184 pagine)_Intervista con l’autore, Gian Paolo Ormezzano

11ª puntata_4 dicembre 2015
Non dire gatto. La mia vita sempre in campo, tra calcio e fischi, G.Trapattoni, B.Longhi
(2015, Rizzoli, 397 pagine)_Intervista con il coautore, Bruno Longhi

12ª puntata_11 dicenbre 2015
Vite vere. Compresa la mia. Beppe Viola
(2015, Quodlibet, 288 pagine)_Intervista con lo scrittore, Gino Cervi

14ª puntata_8 gennaio 2016
George Best, l’immortale, Duncan Hamilton
(2015, 66thA2ND, 496 pagine_25,00 €)_Intervista con Michele Martino, redazione 66thand2nd

15ª puntata_15 gennaio 2016
I capitani della vecchia signora, Vladimiro Di Stefano, Roberto Di Giovannantonio
(2015, Artemia edizioni, 215 pagine_18,00 €)_Intervista con il coautore, Roberto Di Giovannantonio

16ª puntata_22 gennaio 2016
Calciatori di sinistra, Quique Peinado
(2014, ISBN Edizioni, 250 pagine_21,00 €)

17ª puntata_29 gennaio 2016
Il portiere, Jonathan Wilson
(ISBN Edizioni 2013, 400 pagine, € 27,00)

18ª puntata_5 febbraio 2016
Mourinho, José Mourinho
(TEA 2015, 264 pagine, € 19,90)

19ª puntata_19 febbraio 2016
Lo spareggio, Stefano Ferrio
(Nutrimenti 2015, 208 pagine, € 15,00)__Intervista con l’autore, Stefano Ferrio

21ª puntata_4 marzo 2016
Rivera Rivera Rivera Rivera, AA.VV.
(Edizioni In Contropiede 2016, 142 pagine, € 14,50)__Intervista con uno degli autori, Andrea Maietti

22ª puntata_11 marzo 2016
Il campionato degli italiani, AA.VV.
(Eta edizioni 2016, 248 pagine, € 12,00)_Intervista con il curatore, Gian Luca Campagna

23ª puntata_18 marzo 2016
Chiamatemi bomber, Bobo Vieri con Mirko Graziano
(Rizzoli, 2015, 252 pagine, € 12,99)

24ª puntata_25 marzo 2016
Ricordo di Joahn Cruijff

26ª puntata_22 aprile 2016
Sono stato Gentile, Claudio Gentile con Alberto Cerruti
(Rizzoli, 2016, 300 pagine, € 17,00)_Intervista con l’autore, Claudio Gentile

Rivera Rivera Rivera Rivera

Dopo una lunghissima gestazione è in libreria Rivera Rivera Rivera Rivera, un libro che celebra la grandezza del primo Pallone d’oro italiano. Un omaggio che Em Bycicleta, il presidio di fabulazione sportiva, dedica all’ex bambino d’oro.

Un’antologia di 26 racconti su Gianni Rivera. È così che Em Bycicleta – Presidio di fabulazione sportiva decide di salutare i propri lettori per trasformarsi in Rivista Melina, che manterrà in ogni caso lo stesso spirito che per anni ha animato il gruppo.
Ma perché proprio un libro sul dieci milanista? La risposta l’ha data tempo Alf Ramsey, mitico allenatore dell’Inghilterra mondiale, che alla domanda su chi fossero i quattro giocatori italiani più forti rispose, lapidario: «Rivera, Rivera, Rivera, Rivera».

RIVERA RIVERA RIVERA RIVERA

Gianni Brera, Gianni Bertoli, Biagio Goldstein Bolocan, Alberto Brambilla, Oscar Buonamano, Mimma Caligaris, Silvano Calzini, Gino Cervi, Pinuccio Corsi, Stefano Corsi, Emiliano Fabbri, Stefano Fregonese, Claudio Gavioli, Tino Gipponi, Antonio Gurrado, Andrea Maietti, Carlo Martinelli, Dario Mazzocchi, Valerio Migliorini, Marco Ostoni, Frank Parigi, Darwin Pastorin, Gianni Rossi, Luigi Sampietro, Claudio San­filippo, Francesco Savio.

GIANNI BRERA:
«Unendo il proprio destino al Milan fu sempre coerente, non fortunato. Nessuno osa privarsene o mancargli di rispetto. È equilibrato, forse anche saggio. La fama gli si dissolve sul capo come una nube non più molto grata. Non se ne affligge e per questo lo stimo. Forse l’angoscia lo prende sentendosi vecchio per un atleta che invero è stato più artista che atleta: però è composto, schivo, e mai lo dà a vedere. L’ho incontrato l’altra sera presso un amico comune, Ross Galimi. Abbiamo bevuto e conversato a lungo, molto serenamente. Fra i due, a capir meglio l’altro è stato lui. Orrida vecchiezza, ridammi il mio abatino».

EM BYCICLETA
Em Bycicleta. Presidio di fabulazione sportiva è nata in un’osteria di Lodi, nel dicembre del 2003. È un nome collettivo che raccoglie ‘sognatori e balenghi’ uniti in un’idea di sport diversa da quella proposta dallo show-business. Sport come metafora di vita, fonte di ‘favole’, nutrimento dei brevi sogni dei poveri che siamo stati, ora che il rischio è di diventare miserabili di mente e di cuore.

LA CASA EDITRICE
La vendita dei libri avviene attraverso il sito internet ufficiale incontropiede.it, i negozi online e le librerie che lo richiedono.
In catalogo “Campo per destinazione – 70 storie dell’altro calcio” di Carlo Martinelli (prefazione di Stefano Bizzotto), “Il Romanzo di Julio Libonatti” di Alberto Facchinetti (con una nota di Gian Paolo Ormezzano), “Il calciatore stanco” di Gino Franchetti, “Arrigo. La storia, l’idea, il consenso, la fiamma” di Jvan Sica, “Gol mondiali” di “Sport in Punta di penna”, “Memorie dell’Europa calcistica – L’Erasmus del pallone” di Federico Mastrolilli, “Scusa se lo chiamo Futebol” di Enzo Palladini, “Ho scoperto del Piero” di Alberto Facchinetti (con la prefazione di Alessandro Del Piero), “MayPac” di Andrea Bacci, “Il Cameriere di Wembley” di Lorenzo Fabiano (con prefazione di Roberto Beccantini).

Rivera Rivera Rivera Rivera, Em Bycicleta (EDIZIONI inCONTROPIEDE, 2016. 142 pagine. 14,50 euro)

© 2017 Calcio Totale / Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Pescara il 03/09/2014 al n° 11. Registro della Stampa del Tribunale di Pescara n° 11-2014.

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