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Continua il periodo nero: tre pareggi e due sconfitte nelle ultime cinque partite

di Daniele Astolfi. È stata pura illusione. Dopo l’ennesima sconcertante prestazione, grande primo tempo e pessimo secondo con deludente risultato finale 1-1 ottenuto contro lo Spezia del bravo Stroppa, dobbiamo oggi ammettere che questo Pescara non è una squadra che può recitare il ruolo di protagonista nell’attuale campionato cadetto, come erroneamente si pensava all’inizio del campionato. Fino a poco tempo fa ci si chiedeva se lo sgretolamento tecnico, tattico e di personalità palesati durante le ultime prestazioni non fossero dovuti a naturali disfunzioni di una compagine in fieri. Oggi bisognerebbe invece constatare che si tratta di problemi relativi ad uno spessore di squadra che evidentemente non c’è. Fino alla spettacolare trasferta di Trapani, i biancazzurri avevano disputato ottime prestazioni sotto tutti i punti di vista, era mancata “soltanto” la personalità nel saper gestire i momenti delicati della gara. L’allenatore non riesce a dare spiegazioni e questa è a nostro avviso la cosa più sconcertante. Il disarmante calo fisico palesato nella seconda frazione di gioco viene negato ed è piuttosto giudicato da Marino come un blocco psicologico che porta i giocatori ad aver paura di vincere. Sarà, ma resta il fatto che non può il Pescara essere in balìa dell’avversario per un tempo intero vanificando alla fine quanto di buono creato. Basta analizzare la gara per rendersi conto di quanto acclarato.
Sono tante le azioni pericolose create dal Pescara nel primo tempo. Sembra ahimè un film già visto. Cutolo porta il vantaggio i suoi al 29’ sugli sviluppi di una fantastica azione iniziata da Rossi sulla fascia sinistra. L’attaccante napoletano è in palla e lo dimostra con tante giocate di qualità. Brugman, al rientro dopo l’infortunio, dimostra di essere un riferimento importante per la sua squadra con la capacità di orchestrare il gioco sul corto e sul passaggio lungo. Tutti si muovono secondo schemi armoniosi che entusiasmano i tifosi sugli spalti. Ma per poter star tranquilli, il Pescara dovrebbe concretizzare almeno un’altra delle tante palle goal create, tuttavia prima un grande Leali vanifica con una stupefacente parata un tiro dalla distanza del bravo Nielsen e poi un difensore spezzino salva sulla linea su un colpo di testa di Maniero.
Una delle cose deludenti della giornata è proprio il centravanti biancazzurro che si conferma di essere un attaccante “normale”. A nostro avviso, questo Pescara avrebbe bisogno di ben altro.
Nel secondo tempo, come detto, avviene la solita metamorfosi: la squadra arretra il proprio baricentro e la fase difensiva dimostra di essere estremamente improvvisata. Lo Spezia si dimostra intraprendente mentre gli adriatici sono in evidente difficoltà e gli uomini di Stroppa pareggiano meritatamente al 57’ con Bovo.
L’ex allenatore biancazzurro ha dato un bel gioco alla sua squadra ed è l’artefice del giorno. Lo Spezia avrebbe potuto anche vincerla, la gara, se gli attaccanti fossero stati più precisi sotto porta. Alla fine comunque i liguri ottengono quanto desiderato, in casa biancazzurra, invece, il deludente pareggio fa aumentare gli interrogativi e le ansie per un futuro che si presenta piuttosto incerto. Da registrare, purtroppo, una ignobile mancanza di civiltà manifestata, con urla e parolacce, da alcuni spettatori durante il minuto di raccoglimento alla memoria dei tanti morti di Lampedusa. Questo sì che fa passare la voglia di andare allo stadio.

Pescara – Spezia: 1 – 1
reti 29’ Cutolo, 57’ Bovo
calci d’angolo 13 a 10 per lo Spezia
arbitro Pairetto di Nichelino
assistenti Pentangelo e Fiorito
spettatori 7.308 per un incasso di 39.003,00 euro

Pescara
Belardi; Balzano, Schiavi, Bocchetti (46’ Cosic), Rossi; Nielsen, Brugman, Rizzo (66’ Politano); Cutolo, Maniero (80’ Padovan), Ragusa..
allenatore Pasquale Marino

Spezia
Leali; Baldanzeddu, Lisuzzo, Ceccarelli, Migliore; Bovo (82’ Sanmarco), Appelt; Rivas, Moretti (46’ Sansovini); Culina (60’ Seymour); Ebagua.
allenatore Giovanni Stroppa

Praeiudicium

L’accoglienza riservata a Cristiano Bergodi da parte dell’ambiente sportivo di Pescara, tifosi e addetti ai lavori, non è stata tiepida o addirittura ostile come lo fu per Giovannino Stroppa. È stata certamente una buona accoglienza.
I tifosi, da sempre la componente più esigente della vasta platea che segue il calcio, sono in verità divisi a metà. C’è chi sostiene che la “pescaresità” acquisita di Bergodi sia un elemento importante, se non determinate, per il buon esito della sua missione. Altri invece pensano che non abbia sufficiente esperienza o che comunque non sia la persona giusta per poter raggiungere l’obiettivo prefissato della salvezza.
Gli addetti ai lavori (quasi tutti) si sono schierati, decantandone le doti fin dal primo incontro, con il nuovo tecnico non risparmiando le ultime punture di veleno per il bassaiolo di Mulazzano.
Siamo dunque in presenza di un evidente pregiudizio da parte di molti, sia nel caso di Bergodi sia nel caso di Giovannino Stroppa.
Nel caso di Stroppa è parso evidente fin dalla conferenza stampa di presentazione che il clima per lui sarebbe stato difficile se non ostile. Il suo «dimenticare Zeman», pronunciato ingenuamente dal tecnico lombardo nel giorno del battesimo pescarese, è diventato un tormentone che non lo ha abbandonato fino al giorno delle sue dimissioni.
Bergodi invece non ha avuto bisogno di presentazioni particolari, lui è di casa a Pescara e conosce personalmente quasi tutti gli addetti ai lavori. Pur essendo anche lui, proprio come il suo predecessore, esordiente in serie A non ha subito il fuoco incrociato delle domande sull’inesperienza, anzi questo argomento non è stato affrontato come se l’esperienza maturata in Romania potesse colmare la mancanza di panchine in serie A. Anche l’esordio negativo, certamente dal punto di vista del risultato maturato in campo, contro la Roma non ha avuto riscontro sulle narrazioni lette nei giorni successivi. Al contrario, leggendo le cronache e i commenti post partita si ha l’impressione che il malato sia sulla strada della guarigione. Poco importa se il Pescara non ha mai tirato in porta e non ha costruito nessuna azione davvero pericolosa per la porta difesa da Goicoechea e che la Roma, come l’Inter, l’Atalanta, la Lazio, La Juventus e perfino il Parma, sembrava stesse facendo poco più che un allenamento infrasettimanale.
Praeiudicium, appunto.
Ognuno vede ciò che vuol vedere, ma soprattutto prevede ciò che vuol prevedere. Si è messo in risalto la parte finale della partita, l’ultima frazione di gioco in cui, ai più, è sembrato che la squadra biancazzurra potesse davvero pareggiare la partita.
Più realisti del re.
E invece con molta sincerità il neo allenatore del Pescara nelle dichiarazioni post partita ha ammesso che c’è molto da lavorare e che la squadra è mancata soprattutto in fase d’impostazione non costruendo nessuna palla gol.
Certo Bergodi non poteva fare molto in quattro giorni. È ripartito dal 5-3-2 di Stroppa spostando in avanti il prezzo pregiato della squadra, Quintero. L’esperimento non ha dato un esito positivo perché il giovane colombiano è stato una delle delusioni di giornata. Con lui Perin che, pur salvando la porta del Pescara in almeno due occasioni su Mattia Destro, ha la responsabilità del gol che ha consentito alla Roma di portare a casa l’intero bottino.
Cristiano Bergodi sa che non ha molto tempo per capire la qualità degli uomini che ha a disposizione e che il mercato di gennaio, purtroppo, non è vicino. Vedremo già dalla prossima partita, a Napoli contro l’ex Insigne, se sarà capace d’invertire la rotta e condurre il Pescara verso porti più sicuri.

Ha contato fino a dieci, poi ha detto basta

Penso che si dovrebbe contare sempre fino a dieci prima di prendere una decisione importante, soprattutto se è una decisione che può condizionare il lavoro di un gruppo, più in generale altri da noi. E penso che Giovannino Stroppa, buon allenatore e bella persona, abbia iniziato a contare contemporaneamente al triplice fischio di Davide Massa, l’arbitro di Pescara-Parma. Avrà detto mentalmente uno quando il presidente Daniele Sebastiani lo ha abbracciato all’ingresso del tunnel che porta agli spogliatoi e lui ha risposto non incrociando lo sguardo. Era molto dispiaciuto il Bassaiolo di Mulazzano per come l’ambiente calcistico pescarese, tifosi e addetti ai lavori, e negli ultimi quindici giorni anche la società, lo aveva trattato fino a quel momento. La settimana che aveva preceduto Pescara-Parma era stata la peggiore da questo punto di vista, forse anche peggiore di quella precedente in cui sono state aperte le porte degli spogliatoi ai tifosi, una settimana da “dentro o fuori”. Da quel triplice fischio sono trascorsi diversi giorni e di tempo per pensare Stroppa ne ha avuto abbastanza. Per questo motivo penso che le sue dimissioni siano il risultato di un pensiero lungo. Si sarebbe potuto dimettere dopo quella vittoria, sarebbe stato più facile e lui ne avrebbe tratto un profitto maggiore a livello d’immagine e di qualità della vita, ma non lo ha fatto. Ha continuato a credere nel suo lavoro e nella serietà del gruppo che aveva a disposizione e, probabilmente, questo è stato l’errore più grave che ha compiuto da quando è arrivato in Abruzzo per allenare la squadra biancazzurra. La rosa del Pescara è, lo scrivo dall’inizio dell’anno calcistico, la più debole del campionato di serie A. Scarsa tecnicamente e, dopo queste ultime partite, non irreprensibile da un punto di vista comportamentale. Questo secondo aspetto è quello che preoccupa di più, soprattutto in proiezione futura. Il direttore sportivo Daniele Delli Carri, ieri nel post partita, ha dichiarato che Stroppa si è dimesso perché non sentiva più la squadra come sua. Subito dopo la pesante sconfitta contro la Juventus allo stadio Adriatico, in conferenza stampa, Stroppa aveva dichiarato che i calciatori non avevano seguito in pieno le sue indicazioni. Il presidente Daniele Sebastiani, preso atto delle dimissioni del suo allenatore, ha dichiarato che da adesso non ci sono più alibi. Viene da pensare dunque, se le parole hanno un senso e un significato, che i calciatori non volessero più come allenatore Giovanni Stroppa. Non eseguivano in partita ciò che chiedeva l’allenatore e, se con le dimissioni del tecnico «non ci sono più alibi» vuol dire che fino a prima delle dimissioni i calciatori hanno dichiarato a qualcuno di avere degli alibi per giustificare il loro scarso rendimento. Rebus sic stantibus, la situazione è gravissima. Sono certo che il dieci Giovannino lo abbia pronunciato verso la metà del secondo tempo della partita di Siena. Il Pescara era in fase di disimpegno e Balzano stava effettuando l’ennesima sovrapposizione sulla fascia sinistra. La palla è tra i piedi di Cascione che per assecondare il movimento del compagno di squadra deve far scorrere il pallone come altre centinaia di volte ha già fatto. Il pallone però non raggiunge Balzano ma finisce in fallo laterale, cinque/sei metri dietro Balzano. Stroppa, che ha seguito tutta la partita in piedi ai bordi del terreno di gioco, prima si accovaccia con la testa china a guardare per terra poi si alza sconsolato e si accomoda in panchina. Un momento di sconforto, il momento in cui, secondo me, è maturata la sua decisione. Stroppa lascia il Pescara dopo tredici giornate di campionato con undici punti in classifica e salvo per via della classifica avulsa. Vedremo se l’allenatore che lo sostituirà saprà fare di meglio e se, quindi, le responsabilità dell’andamento negativo della squadra erano, come hanno fatto intendere i calciatori con i loro comportamenti in campo e fuori, monopolio esclusivo del Bassaiolo di Mulazzano. Io gli auguro di avere tutte le soddisfazioni che merita e che non è riuscito a cogliere a Pescara. In un paese di cialtroni e quaquaraquà come il nostro ha dimostrato, rassegnando le dimissioni, che non siamo tutti uguali e che la persona umana viene prima di qualunque altra questione. Ciao Giovannino e buona fortuna. «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

El portava i scarp del tennis

La sconfitta contro la Juventus ha evidenziato, al di là del risultato tennistico maturato sul campo, una differenza tecnica e tattica enorme tra le due compagini. Non ci sono solo 20 punti di differenza tra le due squadre, che comunque sono tanti, ma una categoria che li separa e divide. Questo è il responso del campo. Sul 2 a 0 a dire la verità, per buoni quindici minuti, non si è visto un brutto Pescara. Ha cercato e trovato il gol dell’1 a 2 e, se fosse stato un po’ più fortunato, avrebbe potuto anche pareggiare, ma così non è stato e con i se e con i ma non si costruisce nulla di buono e duraturo. È dunque siamo di nuovo a commentare una sconfitta, in questo caso una sonora sconfitta, della squadra adriatica che ci pone domande che ci siamo già posti: perché la squadra fa fatica a costruire gioco e subisce tante reti? Di chi è la responsabilità? Dei calciatori? Dell’allenatore? Della società? È ancora è utile un cambio della guida tecnica della squadra?
Il Pescara ha undici punti in classifica come Palermo e Chievo, uno in più della Sampdoria, due del Genoa, tre del Bologna e infine quattro in più del Siena. Ha giocato e vinto in casa contro il Palermo e perso a Verona contro il Chievo. Perso in casa contro la Sampdoria e pareggiato a Bologna. Domenica prossima affronterà in trasferta il Sena e fra tre giornate il Genoa tra le mura amiche. Risultati altalenanti che non chiariscono fino in fondo qual è il reale valore della squadra in relazione alle sue dirette concorrenti nella lotta per la salvezza.
Giovannino Stroppa, il bassaiolo di Mulazzano, continua a cambiare gli uomini che scendono in campo settimanalmente mentre sembra aver scelto come modulo di partenza il 3-5-2 che in fase di non possesso diventa un 5-3-2. Dunque l’allenatore sembra aver scelto il modulo con cui far giocare la squadra ma non ha individuato, almeno fino a oggi, l’undici titolare. E quest’ultimo aspetto è certamente uno dei problemi, non l’unico, ma uno dei problemi. È risaputo che l’applicazione costante e la ripetizione di un esercizio contribuiscono in maniera determinante alla giusta e buona esecuzione dello stesso. Questo concetto vale non solo per lo sport, ma è una buona regola anche per altre attività umane. Nel calcio è fondamentale. Ripetere lo stesso movimento, o una serie di movimenti, difesa che si alza per far scattare il fuorigioco, la sovrapposizione sulla corsia laterale, l’inserimento senza palla, è la garanzia che quel movimento verrà realizzato bene o comunque per come è stato preparato. Ripetere gli stessi esercizi e farlo sempre con gli stessi uomini certo aiuta a portare la prestazione complessiva della squadra sul livello che si vuole ottenere. Questo aspetto supera importanza, anche se non mi sfugge la difficoltà di sostenere questa tesi, perfino l’inadeguatezza tecnica della rosa a disposizione del tecnico. Quindi 3-5-2 o 5-3-2 se preferite, ma si decida chi sono gli interpreti di questo modulo e li si faccia giocare con continuità.
La sconfitta di domenica infine, mi ha fatto tornare in mente una bella e triste canzone di Enzo Jannacci. Parla di un barbone un po’ confuso, un ultimo, che per qualche attimo prova il piacere di salire su una bella macchina e immagina di poter raggiungere l’aeroporto per la prima volta in vita sua. Rincorreva un sogno che non si realizzò. Il sogno dei tifosi del Pescara può ancora realizzarsi, è lì, a portata di mano.
«El portava i scarp del tennis, el parlava de per lú, rincorreva già da tempo, un bel sogno d’amore».

Quando gli operai meridionali tifavano per la squadra del padrone

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta la Juventus acquistò dal Varese, per la cifra record di seicentocinquanta milioni e soffiandolo all’Inter, il centravanti siciliano Pietro Anastasi. I tifosi del “Comunale” di Torino gli dedicarono, fin dalle sue prime apparizioni con la maglia a strisce verticali in bianco e nero, uno striscione che recitava: «Pietro Anastasi il Pelè bianco». L’acquisto fu concluso, così si narra, direttamente dall’“Avvocato” negli spogliatoi del Varese con il presidente Borghi. Fu il primo acquisto politico della storia calcistica italiana e “Petruzzu” diventò, forse suo malgrado, riferimento e icona di un intero popolo: il popolo degli emigranti.
Con l’arrivo di Anastasi il numero dei tifosi della Juventus aumentò in maniera considerevole in tutta l’Italia meridionale e in particolare in Sicilia, dove un’intera isola la domenica pomeriggio seguiva, attraverso le voci mitiche di “Tutto il calcio minuto per minuto”, le gesta sportive di quel figlio emigrato al Nord in cerca di fortuna. Fu così dunque che gli operai meridionali, quelli che stavano costruendo le fortune economiche della famiglia Agnelli, cominciarono a tifare in massa per la squadra del padrone. “Petruzzu” vinse tre scudetti con la Juventus ma il regalo più grande che fece alla squadra della famiglia Agnelli fu la conquista, alla causa bianconeri, di tantissimi nuovi tifosi. Tifosi che non hanno mai tradito la loro fede, mi riferisco ai tifosi juventini che vivono nell’Italia meridionale, e che ancora oggi rappresentano lo zoccolo duro del tifo bianconero.
Oggi invece non è più così, i nativi ditigali, i nostri figli, non tifano più allo stesso modo e, certo, non cercano più nel calcio un eventuale riscatto sociale. Oggi i calciatori come Pietro Anastasi, che si presentava agli allenamenti con i capelli lunghi e senza cravatta, non esistono più. I calciatori di oggi, nella loro apparente diversità, sono tutti uguali. Vestono alla stessa maniera e hanno gli stessi tatuaggi. Soprattutto parlano allo stesso modo con un’omologazione del linguaggio che riflette e amplifica il nulla del tempo che stiamo attraversando.
Tutti questi cambiamenti non hanno però scalfito la “fede bianconera”, lo zoccolo duro dei tifosi juventini, che dall’acquisto di “Petruzzu” in poi sono diventati sempre più numerosi e appassionati. E la prossima partita casalinga del Pescara, che affronterà proprio la squadra bianconera, lo testimonia in maniera evidente. Lo stadio “Adriatico”, infatti, farà registrare il tutto esaurito con i biglietti a disposizione venduti in poche ore.
Tantissimi dunque saranno quelli che tiferanno Juventus e che inneggeranno all’allenatore della loro squadra, lo squalificato Antonio Conte, che seguirà la partita dalla tribuna. E tanti, c’è da scommetterci, saranno gli striscioni che i tifosi gli dedicheranno.
Non ci saranno, e anche qui c’è da scommetterci, striscioni in favore di Giovannino Stroppa, il “bassaiolo di Mulazzano” che sta guidando il Pescara in questo difficile campionato di serie A. E potrebbe ro esserci ancora cori contro.
Più di quarant’anni fa gli operai meridionali tifavano e inneggiavano alla squadra del padrone, oggi i tifosi biancazzurri fischiano l’allenatore della propria squadra che, è bene precisarlo, se oggi finisse il campionato avrebbe raggiunto l’obiettivo insperato della salvezza.
«Così è se vi pare», ha scritto il Premio Nobel per la Letteratura Luigi Pirandello, conterraneo di “Petruzzu” Anastasi, per dire che non esiste una visione unica e certa della realtà.

Il principe è sempre Diego Milito (5 novembre 2012)

UP
1. Diego Milito
Il “principe” si prende ancora i titoli di prima pagina e con due gol aiuta l’Inter di Stramaccioni ad espugnare lo Juventus Stadium e porre fine all’imbattibilitá della squadra bianconera. È tornato il grande attaccante del triplete e con Cassano e Palacio si contendono, con il tridente della Roma, lo scettro del reparto offensivo più forte del campionato.

2. Stephan El Shaarawy
Il “piccolo faraone” conferma tutti i giudizi positivi che in tanti hanno espressi di lui. Si mette sulle sue giovani spalle il Milan di Massimiliano Allegri e lo traghetta fuori dalla palude del fondo della classifica e riaccende la passione del presidente e di molti dei tifosi rossoneri sparsi per tutta la penisola.

3. Giovanni Stroppa
Mette in campo una squadra con una difesa a tre in fase di possesso palla e a cinque in fase di non possesso e il Pescara si esprime su buoni livelli, disputando la migliore partita del campionato. Quintero in cabina di regia, accompagnato da Cascione e Nielsen, disputa una gara che può essere un buon punto di partenza per un nuovo campionato per il Pescara.

DOWN
1. Ciro Ferrara
Sei sconfitte consecutive per la Sampdoria e Ciro Ferrara vede la sua panchina sempre più in pericolo. La squadra, pur avendo una buona rosa a disposizione, dopo alcun risultati molto fortunati conquistati nelle prime giornate di campionato svela il suo reale valore e dalla prossima partita ogni sconfitta può essere quella decisiva per l’esonero.

2. Lazio
Subisce quattro reti a Catania ed esce fortemente ridimensionata dalla sfida con i siciliani. Una difesa lenta e un centrocampo troppo macchinoso che è stato messo in grande difficoltà dai piccoletti del Catania, Gomes e Barrientos. Domenica prossima c’è il derby e un’altra sconfitta pesante potrebbe avere delle conseguenze, oggi, impensabili.

3. Genoa
Alla quarta sconfitta consecutiva, la terza per il neo allenatore Gigi Del Neri, il Genoa è una delle delusioni di questo campionato. Paga certamente l’assenza di Borriello per infortunio e non sembra in grado, almeno per il momento, di risalire la china. Preoccupante l’involuzione di molti calciatori, Immobile tra questi.

«Ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale»

Quando quest’estate il nome di Giovanni Stroppa come allenatore del Pescara cominciava a circolare in città, in molti “hanno storto il naso”. La critica più gettonata è stata: non ha esperienza. Il concetto si evolveva in: non ha mai allenato nemmeno in serie B cosa potrà fare a Pescara?
Poi si passava ad elencare quelli che potevano o “dovevano” essere gli allenatori idonei per Pescara. Gasperini e Delio Rossi i più gettonati, ma anche Ciro Ferrara godeva di buona reputazione. Più staccati nel consenso generale un lungo elenco di allenatori che a giorni alterni campeggiavano a caratteri cubitali anche sui quotidiani locali. Il nome di Stroppa non piaceva a nessuno. Un po’ perché non lo conosceva nessuno, anche per la sua ancor giovane carriera, ma soprattutto perché il suo nome non evocava nessun sogno. Quando poi il «bassaiolo di Mulazzano» si è presentato al Porto turistico con quel «Dimenticare Zeman», frainteso dai più, il cerchio si è definitivamente chiuso.
Da quel giorno, che era anche il suo primo giorno di lavoro in riva all’Adriatico, non c’è mai stata una reale apertura di credito nei suoi confronti. Né da parte dei tifosi, tantomeno da parte degli addetti ai lavori. Questo è ciò che ho visto e sentito in città e ciò che ho letto in questi primi, e mi auguro non ultimi, mesi di permanenza di Giovannino a Pescara.
A me, invece, l’ingaggio di Giovanni Stroppa è piaciuto fin dalla prima ora.
Nella mia personale classifica delle preferenze figuravano Delio Rossi al primo posto e poi a pari merito Claudio Foscarini, allenatore del Cittadella e Giovanni Stroppa.
Un allenatore già affermato, in grado di dare una precisa identità alla squadra come appunto è Delio Rossi, oppure un allenatore fuori dal solito giro, anche di procuratori e carrozzoni letali per il mondo del calcio, come appunto potevano essere Foscarini o Stroppa. Il primo fa miracoli al Cittadella da un po’ di anni e lo scorso anno è stata la squadra che più ha messo in difficoltà il Pescara di Zeman giocando un calcio anche spettacolare, il secondo invece ha disputato un buon campionato guidando il Südtirol-Alto Adige ai confini dei play-off in Lega Pro.
Da allora non ho cambiato opinione. Penso che il Pescara abbia fatto bene a scegliere Stroppa, dopo aver incontrato difficoltà nell’ingaggiare Delio Rossi, che rimaneva e rimane la mia prima scelta, e che faccia molto bene a confermare la fiducia all’allenatore oggi che in tanti ne chiedono il licenziamento.
Perché anche oggi, dopo nove giornate di campionato, sono favorevole alla conferma di Stroppa alla guida del Pescara?
Il primo e più importante motivo è che il Pescara dispone della rosa tecnicamente meno forte di tutta la serie A e qualunque altro allenatore avrebbe problemi ad ottenere risultati e contestualmente un bel gioco con questi calciatori a disposizione. Tutte le squadre, tecnicamente modeste, che cambiano allenatore in corsa, irrimediabilmente, sono destinate a retrocedere, lo dice la storia degli ultimi anni del campionato di serie A. A meno che non si opti per un allenatore di rango superiore come possono essere lo stesso Delio Rossi o Pasquale Marino. Se invece si pensa ad allenatori “qualunque” allora molto meglio lasciar lavorare in pace Stroppa perché il lavoro di oggi potrebbe essere molto utile anche per domani.

«Il risultato è occasionale, la prestazione no»

La partita con l’Udinese ha svelato la vera natura del Pescara di Giovanni Stroppa: una squadra capace di contenere, soprattutto quando gioca in trasferta, ma incapace di costruire.
Così come nelle trasferte di Bologna e Cagliari, fino a quando la partita si è giocata in parità numerica, il Pescara ha giocato una buona partita di contenimento. Ben disposta in campo, ordinata, indipendentemente dagli uomini schierati che sono ancora una volta diversi da quelli schierati nella partita precedente, concede pochissimo all’Udinese che si dimostra comunque superiore sia per qualità dei singoli sia come squadra. In questo senso e in questa fase, di non possesso palla, la squadra mantiene le giuste distanze e, soprattutto quando schiera Romagnoli al centro della difesa, riesce a far salire con una certa continuità ed efficacia la propria linea di difesa costringendo al fuorigioco le punte avversarie. È capace di controllare la gara, non commette molti falli ed è, in alcuni frangenti, anche bella da vedere.
I problemi iniziano quando deve costruire l’azione e ciò si verifica con maggior frequenza quando gioca tra le mura amiche. In fase di possesso palla, infatti, la squadra è incapace di produrre gioco. Né bello né brutto, semplicemente inerme con i calciatori incapaci di fare movimento senza palla. Non aiuta il continuo cambio di uomini tra il centrocampo e l’attacco così come non aiuta la propensione di alcuni calciatori a giocare «pensando ai fatti propri» e non a quelli della squadra.
Né Colucci, tantomeno Blasi, sembrano essere in grado di accendere la scintilla e di avviare con efficacia l’azione offensiva e di questo sembra risentirne soprattutto il capitano Cascione che, pur impegnandosi molto, non riesce a ripetere le prestazioni positive dello scorso anno. Con un centrocampo incapace di costruire gioco, la vita per gli attaccanti diventa durissima e le prestazioni, di tutti gli uomini che hanno giocato sul fronte offensivo, sono quasi in giudicabili.
Chi può dire, infatti, quale sia il vero valore di Vukusic sempre troppo isolato e poco servito?
La sensazione che si è avuta fino a questo punto del campionato è che la rosa a disposizione dell’allenatore sia una delle peggiori del campionato, ma soprattutto che ci siano alcuni ruoli scoperti. Innanzitutto manca un calciatore in mezzo al campo capace di dettare i tempi alla squadra e d’impostare l’azione così come manca un attaccante che per esperienza, forza fisica o anche solo per entusiasmo, sia in grado di «cantare e portare la croce». Ovviamente fino a gennaio non si potrà intervenire sul mercato e quindi la soluzione dei problemi deve essere cercata all’interno dell’attuale rosa. In relazione ai risultati negativi della squadra, che vedono il Pescara attualmente in terz’ultima posizione, è indispensabile che squadra, allenatore e società marcino tutti nella stessa direzione. La squadra deve impegnarsi molto in allenamento per cercare di sopperire alle evidenti lacune tecniche e per bilanciare l’inesperienza di molti dei suoi componenti. L’allenatore deve fare scelte precise e inequivocabili. Scegliere il nucleo di 13/14 calciatori sui quali puntare e, compatibilmente con le squalifiche e gli infortuni, far giocare sempre gli stessi uomini. Ma soprattutto deve dare alla squadra un’identità di gioco in fase di costruzione. Ciò che ha mostrato la squadra fino a oggi non garantisce il raggiungimento dell’obiettivo della salvezza e perciò c’è bisogno di un cambio di passo immediato se si vuol raggiungere l’obiettivo della salvezza che in questo momento, oggettivamente, sembra non essere alla portata di questa squadra.

C’è solo un capitano: Francesco Totti (8 ottobre 2012)

UP
1. Francesco Totti
Zeman dopo una settimana difficile e ricca di polemiche mette in panchina Daniele De Rossi, Osvaldo, Taddei e Burdisso e schiera al loro posto Marcos (1994), Piris (1989), Tachsidis (1991) e Mattia Destro (1991). Il capitano si mette la squadre sulle sue spalle e la conduce alla vittoria. Una partita tonica che lo ha visto correre dal primo minuto e fino all’ultimo minuto di recupero. Meritava il gol, é il calciatore più importante di questa squadra pur non essendo, oggi, un calciatore zemaniano.

2. Andrea Stramaccioni
La scommessa del presidente Moratti fino ad oggi è una scommessa vinta, l’allenatore che ha scelto, coetaneo di Francesco Totti, al suo esordio in serie A sta disputando una gran de stagione. L’Inter non gioca benissimo ma fa punti e soprattutto è una squadra molto compatta e corsa. È stato lui a scegliere Antonio Cassano che con quattro gol e tanti assist si sta rivelando un vero rinforzo per la squadra nerazzurra.

3. Miroslav Klose
Il più sottovalutato degli attaccanti e invece il più prolifico tra gli attaccanti in attività in tre diverse edizioni dei mondiali con 14 reti. In carriera ha segnato più di 259 reti e da quando è arrivato alla Lazio ha segnato 17 reti lo scorso anno e nell’attuale campionato è già a quota 5. La scarpa d’oro al mondiale 2006, nella partita disputata ieri all’Adriatico, in occasione dei suoi due gol mette a nudo le evidenti lacune tecniche prima di Capuano e, in occasione della seconda realizzazione di Terlizzi.

DOWN
1. Giovanni Stroppa
Stroppa sbaglia formazione schierando un centrocampo improbabile con Colucci non al meglio della condizione e Blasi inadeguato e ininfluente. Con un centrocampo così è difficile costruire palle gol e infatti il Pescara non tira in porta per tutto il primo tempo. Blasi e Celik non sono migliori di Nielsen e Quintero e di questo la prestazione della squadra ne risente. Dopo aver trovato l’assetto giusto e schierato gli uomini migliori, tra quelli a disposizione, nelle tre partite precedenti, contro la Lazio un brutto passo indietro che riporta il Pescara alla prestazione contro il Torino.

2. Sergio German Romero
Il portiere della Sampdoria con un errore clamoroso regala la prima vittoria del campionato al Chievo. Un portiere molto sopravvalutato che già lo scorso anno regalò molti punti agli avversari della Sampdoria, da ricordare il pallone a Immobile nella partita che valse la promozione matematica in serie A per il Pescara. Ci si chiede perché rivolgersi al mercato estero per comprare calciatori così scarsi tecnicamente.

3. Cesare Prandelli
Per il doppio impegno contro Armenia e Danimarca, certo non le peggiori avversarie che potessero capitare all’Italia, Prandelli convoca ventisette calciatori. Convocazioni a dir poco bizzarre. A parte la presenza di due panchinari ormai stabili nelle rispettive squadre come Giaccherini della Juventus e Abate del Milan, convoca anche panchinari quasi stabili come Giovinco. Insiste su Balotelli che ha giocato poche partite anche nel City e, forse per rimediare a una palese disparità di trattamento, richiama anche Criscito. Inspiegabile infine la convocazione di quattro portieri. Il Prandelli di questo secondo ciclo non sembra essere all’altezza del compito che gli è stato affidato.

UP
1. Torino
Exploit della squadra di Ventura che espugna il Rigamonti ridimensionando il valore dell’Atalanta. Scatenati i granata che segnano ben cinque reti e con questa vittoria provano a tirarsi fuori dalla bagarre delle squadre impegnate nella lotta per non retrocedere. Adesso è chiamato a confermare, nelle prossime partite, quanto di buono fatto fino a oggi.

2. Giovannino Stroppa
Tutti i commentatori hanno pronosticato il Pescara in serie B con poche possibilità di errore. Invece Giovannino Stroppa, il bassaiolo di Mulazzano, pur avendo avuto la rosa a disposizione solo a campionato iniziato sta dimostrando tutto il suo valore. Partito molto male ha saputo far tesoro dei suoi errori e ha cambiato idea dimostrando di essere una persona intelligente. In estate quando fu scelto dalla società in pochi capirono questa scelta. Il calcio, e questo in pochi lo comprendono, è per molti ma non è per tutti.

3. Fabrizio Miccoli
Riconquista una maglia da titolare e il Palermo torna a volare. Segna una tripletta con un gol, il terzo, di rara bellezza. Trascinatore in campo e fuori è il vero leader di questa squadra. Gasperini può essere tranquillo che il suo lavoro a Palermo durerà a lungo. Lo chiamano il Romario del Salento, dopo il gol di ieri e almeno per un giorno chiamiamolo il Maradona del Salento, lo merita.

DOWN
1. Roma
I primi venti minuti di Juventus-Roma ricordano l’apprendistato del primo Foggia. Errori singoli e di squadra che hanno determinato una sconfitta pesantissima non solo nel risultato ma proprio nella prestazione. La squadra ha perso la partita prim’ancora di scendere in campo. Un portiere inadeguato al compito e un De Rossi che, al di la della negativa prestazione, dopo le dichiarazioni del post partita andrebbe fatto accomodare in tribuna fino a gennaio.

2. Dirigenza e tifoseria della Juventus
Aver mandato il quarto allenatore alla conferenza stampa nel prepartita di Juventus-Roma da la dimensione comportamentale del gruppo dirigente della Juventus. Andrea Agnelli e Beppe Marotta con il loro comportamento e le loro dichiarazioni sono la dimostrazione plastica che è molto più difficile saper vincere che saper perdere. La tifoseria segue a ruota la dirigenza mostrando allo stadio tutti gli striscioni al rovescio come a voler dire al tecnico della Roma, oggetto di insulti per tutta la partita, non meriti nemmeno di vedere le nostre insegne. In tutt’altro modo si comportarono i tifosi dell’Inter che accolsero l’allenatore della Roma con uno striscione di benvenuto.

3. Chievo
Per la prima volta da diversi anni il Chievo si trova nella zona bassa della classifica. Non eravamo abituati a vederlo in queste posizioni e forse non lo sono nemmeno i calciatori. Mimmo Di Carlo, la cui panchina pare essere in pericolo, dovrà cercare di recuperare già dalla prossima partita posizioni in classifica altrimenti la situazione diventerà insostenibile per lui è per la squadra.

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