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Pescara-Inter_11 settembre 2016

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Valerio Verre fa i complimenti ad Handanovic per la grande parata su una sua incursione.

Massimo Oddo assegna un dieci al mercato del Pescara

Nella conferenza stampa di inizio settimana e che ha preceduto la ripresa degli allenamenti l’allenatore del Pescara chiamato a dare un voto al mercato dei biancazzurri si è detto molto soddisfatto. Rispondendo alle domande dei giornalisti che incalzavano sulla mancanza in rosa di una punta centrale e di un centrale di difesa ha risposto dicendo che Bahebeck è una punta centrale che si aggiunge a Manaj e che il reparto è completato da Gianluca Caprari. E, prima di andare via, ha detto: dieci. Il mercato del Pescara è da dieci. Ne abbiamo già parlato la scorsa settimana, io non sono d’accordo, ma repetita iuvant, mi fido di Oddo e se lui dice che la rosa è completa e competitiva io gli credo.

Contro l’Inter per senza paura
La partita contro i nerazzurri è importante per il Pescara, perché in caso di vittoria, grazie anche ai 3 punti assegnati, per il momento, a tavolino, i biancazzurri si proporrebbero come una delle rivelazioni d’inizio stagione assieme al Genoa allenato da Ivan Jurić e alla Sampdoria di Marco Giampaolo.
C’è molta curiosità in città. In molti aspettano di vedere all’opera Alberto Aquilani, calciatore con un passato di primo livello che lo ha visto protagonista assoluto con la maglia della Roma e della nazionale italiana e arrivato in riva all’Adriatico con grandi motivazioni. Così come si è tutti curiosi di capire il valore dell’attaccante proveniente dal Paris Saint Germain, ed ex compagno di squadra di Verratti.
Una partita dunque tutta da vedere per scoprire i nuovi acquisti del Pescara e verificare se la squadra allenata da Massimo Oddo saprà ripetere le belle prestazioni offerte contro Napoli e Sassuolo. E infine, capire anche a che punto è la nuova Inter dei cinesi.

Buon calcio a tutti.

Il Pescara di Massimo Oddo promosso in serie A

Serie A doveva essere e serie A è stata. E dunque dopo un anno dalla traversa di Bologna che negò al Campione del Mondo, Massimo Oddo, la gioia della serie A da una terra bella e profumata come la Sicilia arriva la notizia che tutti i tifosi del Pescara
attendevano: il prossimo anno si giocherà di domenica.
E si, il posto per i biancazzurri non è più tra i cadetti ma tra i grandi del calcio. Il calcio che conta. Quello che muove tanti soldi e che fa tremare le vene dei polsi.
La Juventus di Max Allegri, il Napoli di Lorenzo insigne, Il Sassuolo di Eusebio Di Francesco, e poi ancora la Roma, l’Inter, il Milan, la Fiorentina. Ci sarà da divertirsi. Da soffrire e da gioire.

Un grande gruppo con un allenatore super
Quando all’inizio del campionato il Pescara si è presentato ai nastri di partenza con una squadra molto rinnovata e un allenatore esordiente in molti hanno avuto da ridire sia in merito alla rosa sia in merito all’allenatore. Noi di Calcio Totale, dopo aver seguito tutta la preparazione estiva a Pizzoferrato, ci siamo espressi fin dalla prima partita, dopo la sconfitta di Livorno. Abbiamo sempre sostenuto, ci sono le registrazioni delle puntate a testimoniarlo, che la squadra era ottima e che l’allenatore era la persona giusta al momento giusto. Così come in questi giorni di play off non abbiamo amai avuto nessun dubbio: sarà serie A. E serie A è stata.

Massimo Oddo, il fuoriclasse del Pescara
Avremo modo di analizzare meglio e più in profondità le ragioni di questa bella affermazione del Pescara e di attribuire a i protagonisti i giusti riconoscimenti. Cominciando, ovviamente dal presidente, Daniele Sebastiani. Ma ora e qui voglio parlare di Massimo Oddo. È stato lui il valore aggiunto del Pescara dimostrando per tutto il campionato di essere uno dei miglior tecnici in circolazione. Già oggi, infatti, possiamo considerarlo come una perla che il Pescara ha saputo coltivare.
Ma aldilà e al di sopra del suo valore tecnico, che è come si usa dire in gergo calcistico “tanta roba”, è la cifra umana la qualità che lo aiuterà diventare un numero uno. L’abbraccio a Serse Cosmi a fine partita, ovvero l’abbraccio allo sconfitto è, per quello che mi riguarda, la fotografia più bella di tutto il campionato. Solo per questo merita un 10 pieno e un grazie, per la bellezza e l’umanità di quel gesto.

Buon calcio a tutti.

Io, Ibra

L’autobiografia di Zlatan Ibrahimović è giunta alla sua quarta edizione. Una nuova edizione, ogni anno, a partire dal 2011, data della prima pubblicazione. Un successo editoriale che premia un lavoro sincero che rispecchia ciò che di pubblico si conosce di uno dei più forti calciatori al mondo.
Un libro sincero che conferma l’immagine che ognuno di noi si è fatto di Zlatan Ibrahimović e che insieme alla biografia sportiva del campione apre la porta di casa Ibrahimović svelando un’intimità che non tutti sarebbero stati capaci di svelare e di raccontare. Un libro che affronta ogni argomento in modo diretto, proprio come il calciatore che in campo da sempre tutto senza risparmiarsi, soprattutto non cerca alibi. Uno che accetta il gioco duro e non si lamenta per questo.
«Pep Guardiola – l’allenatore del Barcellona, quello con i completi grigi e l’aria pensierosa – venne verso di me, e sembrava pensieroso. A quell’epoca pensavo che fosse ok, non esattamente un Mourinho o un Capello, ma un tipo a posto». Leggi tutto

Beha, Pecci e Zanetti, un tris d’assi per Pagina Tre

      

Oliviero Beha, Eraldo Pecci e Javer Zanetti, sono stati gli ospiti, prestigiosi, di Pagina Tre, rispettivamente nella 3ª, 4ª e 5ª puntata di Calcio Totale.
Autori di tre libri diversi eppure molto simili. Tre libri in cui al centro della narrazione c’è la vicenda umana del protagonista, prim’ancora della vicenda sportiva. Una narrazione in cui la vicenda sportiva funge, quasi da contorno, in qualche misura completa il racconto.
Il libro di Beha, Un cuore in fuga, racconta la vicenda umana di Gino Bartali che, approfittando della fama che il ciclismo gli aveva regalato, salva da morte sicura molte uomini e donne ebrei in una Firenze martoriata dalla guerra. Un campione nella vita così come sulle strade di mezzo mondo.
Eraldo Pecci racconta la storia dello scudetto che vinse con la maglia gloriosa del Torino nella indimenticabile stagione calcistica 1975/76, Il Toro non può perdere il titolo del libro. E anche in questo caso, accanto alla narrazione sportiva ci sono protagonisti e vicende umane che superano anche quella vittoria che può, a ragion veduta, considerarsi storica.
Javer Zanetti con Giocare da uomo ha emozionato lo studio e i telespettatori con la sua passione autentica per un calcio pulito, ma soprattutto per il suo essere una bella persona. Anche in questo caso il libro ripercorre la sua straordinaria carriera ricca di trionfi sportivi, ma racconta di un Pupi, è il nome con cui affettuosamente viene chiamato Zanetti, attento alla vita di tutti i giorni e dei più bisognosi.

Un cuore in fuga, Oliviero Beha_(2014, Piemme, 266 pagine. 14,90 euro)
Il Toro non può perdere, di Eraldo Pecci (2013, Rizzoli, 288 pagine. 18 euro)
Giocare da uomo. La mia vita raccontata a Gianni Riotta, Javer Zanetti_(2013, Mondadori, 300 pagine. 17,50 euro)

Il Toro non può perdere, Eraldo Pecci

Scrive Gianni Mura nella prefazione: «questo, che sembra un libro rievocativo dello scudetto ’76, in realtà è una storia d’amore e a me piacciono le storie d’amore». Leggendo queste parole mi sono tornate in mente altre parole, lette tanti anni fa, che delimitano e restringono il concetto espresso da Mura. «Tutte le storie sono storie d’amore», scrive Robert McLiam Wilson in Eureka street. E ciò che racconta Eraldo Pecci ne il Il Toro non può perdere è davvero una bella storia, una bella storia d’amore. La narrazione di un mondo che non c’è più, «Erano altri tempi, torno a dirlo» scrive sempre Mura, travolto e cambiato da un’omologazione del pensiero che non ha eguali nell’evoluzione dei comportamenti umani. Un’umanità, rievocata anche nelle pagine scritte da Eraldo Pecci, che c’informa di un Paese migliore, sano e ricco di futuro.
La magica stagione ’75-76, il sottotiolo del libro, è la stagione della conquista dell’ultimo scudetto del Toro, uno scudetto che Pecci conquista al primo anno con la maglia granata. Una maglia passata direttamente dalla storia alla leggenda nel pomeriggio del 4 maggio 1949, il giorno del tragico incidente che causò la morte di un’intera squadra che aveva vinto cinque scudetti consecutivi.
Il giovane Eraldo si accorge fin dal primo momento che indossare la maglia granata è un privilegio e nello stesso tempo molto difficile.
«La differenza che c’è tra le città d’Italia dove ci sono due squadre e Torino è che a Torino ci sono “loro”, i gobbi. A Milano succede che in un certo periodo vada meglio il Milan e in un altro l’Inter. Succede così anche a Roma tra Lazio e Roma o a Genova tra Genoa e Sampdoria. A Torino no, a Torino ci sono “loro”, che sono padroni del giornale, padroni della tv, padroni della banca e, tramite la Fiat, padroni della città. Non c’è gara».
Eppure in quell’annata, calcisticamente fantastica e irripetibile, il Toro vinse lo scudetto conquistando 45 punti contro i 43 della Juventus. Era il Toro del “giaguaro”, dei “gemelli del gol”, del “poeta”. Questa la formazione titolare: Castellini, Santin, Salvadori, Patrizio Sala, Mozzini, Caporale, Claudio Sala, Pecci, Graziani, Zaccarelli, Pulici. Una squadra efficace e bella da vedere che rinverdì, anche se per pochi anni, i fasti del “Grande Torino”. Una squadra che giocava in velocità con un pressing alto in fase di non possesso palla che solo molti anni dopo si rivedrà, applicato sistematicamente, nel campionato italiano di calcio. Una squadra ruvida e nello stesso tempo con un alto tasso tecnico garantito da calciatori che hanno segnato la storia calcistica non solo del Toro. Paolo Pulici, Ciccio Graziani, Claudio Sala, Renato Zaccarelli, lo stesso Eraldo Pecci.
Ma un’impresa, perché quella del Toro del 1975 fu una vera impresa, non si realizza soltanto con gli undici calciatori che la domenica vince le partite sul terreno di gioco. Un’impresa come quella realizzata dal Torino nella stagione sportiva 1975/76 si costruisce se c’è un gruppo allargato di persone che lavora e vive in armonia. Questo gruppo Pecci non l’ha dimenticato, anzi è proprio a loro che dedica le pagine più belle del suo libro. Bruno Vigato (il magazziniere), la signora Franca (responsabile spogliatoio “Fila”), la famiglia Pasotti (il ristorante del circolo del Toro), Domenico Magrini (l’artigiano delle scarpe da calcio), il signor Porzio (addetto all’arbitro), Giacomo Franco detto “Nino” (accompagnatore di Radice), Bruno Colla e Giovanni Monti (massaggiatori), sono solo alcuni rappresentanti della fauna umana presente nel libro e che rese possibile, assieme ai calciatori ovviamente, quello splendido trionfo sportivo.
Pecci non dimentica niente e nessuno. C’è spazio infatti anche per la letteratura con Giovanni Arpino e la sua Me grand Turin, così come c’è, ovviamente, il giusto spazio per Luciano Orfeo Pianelli che Pecci definisce come «il miglior presidente che ho avuto in tanti di carriera […] Mi fermo ancora oggi al cimitero di Villefranche a salutare il mio Pres davanti alla tomba che divide con donna Cecilia. Sulla lapide ci sono spesso fiori freschi, a volte fiori di tifosi granata».
A questo si giustappone la narrazione degli eventi sportivi che determinarono quella storica vittoria. Le partite, i gol, gli aneddoti, i protagonisti. A completare il tutto 34 fotografie (più 2 della copertina), quasi tutte in bianco e nero, che hanno la capacità di saper riavvolgere il nastro dei ricordi e trasportati, per il tempo della lettura, ad esultare con Pulici e Graziani, con Castellini e Claudio Sala e, ovviamente, con quel ragazzo dall’accento bolognese e la maglia numero 8 sulle spalle: Eraldo Pecci.

Il Toro non può perdere, Eraldo Pecci (2013, Rizzoli, 288 pagine. 18 euro) 

Javer Zanetti, il calcio che piace a noi

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1. Javer Zanetti
La rottura del tendine d’Achille, nella partita persa dalla sua Inter contro il Palermo, è per il capitano nerazzurro, Javer Zanetti, una bruttissima notizia. C’è il rischio concreto infatti che la sua carriera agonistica sia finita propria alla Favorita. Al capitano dell’Inter gli auguri di pronta guarigione da parte nostra e un grazie per tutto ciò di positivo che rappresenta per il nostro calcio. Leggenda.

2. Palermo
Il ritorno di Giuseppe Sannino sulla panchina rosanero continua ad avere effetti positivi sui risultati del Palermo. La vittoria sull’Inter, solo l’ultima chicca, mantiene intatte le possibilità di salvezza per la squadra siciliana e tiene sveglia l’attenzione per un campionato altrimenti senza alcuna alcun appeal perché già deciso in vetta. Indomabile.

3. Genoa
Ci pensa Borriello a risolvere la pratica contro il Chievo Verona e il suo gol tiene in corsa il Genoa per la permanenza in serie A. Una rete “pesante” che dimostra come nulla s’improvvisa e che nella lotta per non retrocedere la differenza la faranno i calciatori di qualità come lo stesso Borriello e Ilicic. Determinante.

DOWN
1. Mauro Bergonzi
Il derby di Torino giocato a viso aperto da entrambe le formazioni s’infrange sul grave errore dell’arbitro Muro Bergonzi che sullo 0-0 non concede un calcio di rigore al Toro, per fallo di Bonucci su Jonhatas, con conseguente espulsione del difensore bianconero. Sull’azione successiva la Juventus passa in vantaggio. La storia si ripete sempre con gli stessi vincitori e sempre allo stesso modo. Inadeguato.

2. Siena
La lunga rincorsa alla salvezza della squadra toscana iniziata con l’avvento di Iachini sulla panchina del Siena ha subito una brutta battuta d’arresto che rischia di rendere inutile la bella stagione della squadra bianconera. Nella partita di ieri ha perfino ridato fiato alla Roma che sembrava ormai disinteressata al campionato.

3. Inter
Un altro infortunio, che si aggiunge ai tanti della stagione negativa della squadra nerazzurra, non può giustificare l’andamento altalenante della squadra che vede allontanarsi definitivamente qualunque soddisfazione per il presidente Moratti. Andrea Stramaccioni sembra però saldissimo sulla sua panchina. Stranezze del calcio, così è se vi pare.

Stevan Jovetic, l’oro della Fiorentina (18 febbraio 2013)

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1. Stevan Jovetic
La migliore prestazione dell’anno della Fiorentina coincide anche con la migliore partita del suo calciatore più importante, Stevan Jovetic. Due gol, assist, ma soprattutto un campione al servizio della squadra. Se il suo processo di crescita, in questo campionato, sarà costante, la Fiorentina può lottare fino alla fine per il terzo posto.

2. Marco Sau
Con la doppietta segnata contro il Pescara raggiunge quota dieci in serie A e 51 negli ultimi tre campionati. È già oggi, al suo primo campionato nella massima serie, l’unico calciatore sardo ad andare in doppia cifra in serie A. Una progressione impressionante e una crescita costante dalla Lega Pro alla serie A passando per un grande campionato in B con la maglia della Juve Stabia. Svaria su tutto il fronte dell’attacco, implacabile sotto rete. Decisivo.

3. Catania
Il Catania taglia il traguardo dei 39 punti e raggiunge il primo e più importante obiettivo della stagione: la salvezza. Adesso per la squadra dell’esordiente Rolando Maran inizia un nuovo campionato, se non si disunisce potrebbe raggiungere il miglior risultato della sua storia calcistica. La vera sorpresa del campionato è certamente la squadra siciliana. In crescita costante.

DOWN
1. Oscar Pistorius
L’accusa è pesantissima: omicidio premeditato. Oscar Pistorius ha ucciso la sua fidanzata con quattro colpi di pistola, due dei quali alla testa. Lui, per il momento, nega, ma resta in carcere in attesa del processo per direttissima. «La prima causa di uccisione nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio da parte di persone conosciute». Inaffidabile e, secondo l’accusa, omicida.

2. Walter Mazzarri
Il suo Napoli dopo aver subito l’onta della sconfitta con tre reti al San Paolo da parte del Viktoria Plzen nella partita di Europa League non va oltre uno scialbo 0-0, sempre in casa, contro la Sampdoria di Delio Rossi. Alla fine della partita l’allenatore toscano non gradisce i fischi dei tifosi partenopei e polemizza con loro. Fino ad oggi si è dimostrato inadeguato ai massimi livelli.

3. Inter
La sconfitta pesantissima contro la Fiorentina, che rilancia la squadra di Montella dopo lo scivolone contro la Juventus, ridimensiona definitivamente l’Inter del giovane Stramaccioni. Una squadra senza una precisa identità che, questa volta, non può fare affidamento sulla giocata di uno dei tanti campioni presenti in rosa. Allenare l’Inter non è la stessa cosa che allenare la Primavera dell’Inter e Massimo Moratti, il presidente, se ne sta rendendo conto. Da rivedere.

La prima volta di Zeman in classifica dopo quattro vittorie consecutive della Roma (10 dicembre 2012)

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1. Zdeněk Zeman
Quarta vittoria consecutiva per la squadra del maestro di Praga. La Fiorentina non perdeva da nove partite ed era considerata da tutti la sorpresa del campionato. La sua Roma è l’unica squadra ad aver segnato in tutte le partite e con 38 gol ha di gran lunga il miglior attacco del campionato e la classifica comincia a diventare interessante, sempre più interessante.

2. Gonzalo Bergessio
La sua assenza ha penalizzato il Catania oltre il dovuto. Con lui in campo i siciliani diventano un’altra squadra in grado di guardare ben oltre la salvezza. Un assist e una doppietta realizzata ieri a Siena gli valgono la palma di migliore in campo.

3. Inter
Pur non giocando una partita bellissima fa sua l’intera posta in palio contro il Napoli dopo aver sconfitto anche la Juventus. Pur avendo tanti problemi in mezzo al campo grazie a una difesa molto ben impostata e un attacco di qualità, conquista il secondo posto in classifica scavalcando proprio i partenopei.

DOWN
1. Walter Mazzarri
Il Napoli perde una partita che poteva lanciarla come vera e unica antagonista della Juventus. I media esaltano la prova del Napoli che però lascia i tre punti all’Inter del giovane Stramaccioni. Hamsik, Cavani e Insigne farebbero la fortuna di qualunque allenatore e garantirebbero uno scudetto relativamente tranquillo. Non è così per il Napoli di Mazzarri.

2. Jean-François Gillet
Regala tre gol su quattro al Milan e condanna la sua squadra, il Torino, a una sconfitta casalinga contro il Milan. Dopo il vantaggio con la rete di Santana, favorita da un errore di Nocerino, il Torino aveva la possibilità di far sua l’intera posta in palio e far fare un salto in avanti nella lotta per non retrocedere ma gli errori del suo numero uno glielo hanno impedito.

3. Gigi Delneri
Ancora una giornata negativa per l’allenatore del Genoa che perde anche a Pescara. Filtra la notizia che non intende rassegnare le dimissioni e questo non gli rende merito. La squadra vista a Pescara è un gruppo che non sembra seguire le direttive dell’allenatore e questo è l’argomento più forte nelle mani della società ligure per richiamare in panchina Gigi De Canio.

Praeiudicium

L’accoglienza riservata a Cristiano Bergodi da parte dell’ambiente sportivo di Pescara, tifosi e addetti ai lavori, non è stata tiepida o addirittura ostile come lo fu per Giovannino Stroppa. È stata certamente una buona accoglienza.
I tifosi, da sempre la componente più esigente della vasta platea che segue il calcio, sono in verità divisi a metà. C’è chi sostiene che la “pescaresità” acquisita di Bergodi sia un elemento importante, se non determinate, per il buon esito della sua missione. Altri invece pensano che non abbia sufficiente esperienza o che comunque non sia la persona giusta per poter raggiungere l’obiettivo prefissato della salvezza.
Gli addetti ai lavori (quasi tutti) si sono schierati, decantandone le doti fin dal primo incontro, con il nuovo tecnico non risparmiando le ultime punture di veleno per il bassaiolo di Mulazzano.
Siamo dunque in presenza di un evidente pregiudizio da parte di molti, sia nel caso di Bergodi sia nel caso di Giovannino Stroppa.
Nel caso di Stroppa è parso evidente fin dalla conferenza stampa di presentazione che il clima per lui sarebbe stato difficile se non ostile. Il suo «dimenticare Zeman», pronunciato ingenuamente dal tecnico lombardo nel giorno del battesimo pescarese, è diventato un tormentone che non lo ha abbandonato fino al giorno delle sue dimissioni.
Bergodi invece non ha avuto bisogno di presentazioni particolari, lui è di casa a Pescara e conosce personalmente quasi tutti gli addetti ai lavori. Pur essendo anche lui, proprio come il suo predecessore, esordiente in serie A non ha subito il fuoco incrociato delle domande sull’inesperienza, anzi questo argomento non è stato affrontato come se l’esperienza maturata in Romania potesse colmare la mancanza di panchine in serie A. Anche l’esordio negativo, certamente dal punto di vista del risultato maturato in campo, contro la Roma non ha avuto riscontro sulle narrazioni lette nei giorni successivi. Al contrario, leggendo le cronache e i commenti post partita si ha l’impressione che il malato sia sulla strada della guarigione. Poco importa se il Pescara non ha mai tirato in porta e non ha costruito nessuna azione davvero pericolosa per la porta difesa da Goicoechea e che la Roma, come l’Inter, l’Atalanta, la Lazio, La Juventus e perfino il Parma, sembrava stesse facendo poco più che un allenamento infrasettimanale.
Praeiudicium, appunto.
Ognuno vede ciò che vuol vedere, ma soprattutto prevede ciò che vuol prevedere. Si è messo in risalto la parte finale della partita, l’ultima frazione di gioco in cui, ai più, è sembrato che la squadra biancazzurra potesse davvero pareggiare la partita.
Più realisti del re.
E invece con molta sincerità il neo allenatore del Pescara nelle dichiarazioni post partita ha ammesso che c’è molto da lavorare e che la squadra è mancata soprattutto in fase d’impostazione non costruendo nessuna palla gol.
Certo Bergodi non poteva fare molto in quattro giorni. È ripartito dal 5-3-2 di Stroppa spostando in avanti il prezzo pregiato della squadra, Quintero. L’esperimento non ha dato un esito positivo perché il giovane colombiano è stato una delle delusioni di giornata. Con lui Perin che, pur salvando la porta del Pescara in almeno due occasioni su Mattia Destro, ha la responsabilità del gol che ha consentito alla Roma di portare a casa l’intero bottino.
Cristiano Bergodi sa che non ha molto tempo per capire la qualità degli uomini che ha a disposizione e che il mercato di gennaio, purtroppo, non è vicino. Vedremo già dalla prossima partita, a Napoli contro l’ex Insigne, se sarà capace d’invertire la rotta e condurre il Pescara verso porti più sicuri.

© 2017 Calcio Totale / Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Pescara il 03/09/2014 al n° 11. Registro della Stampa del Tribunale di Pescara n° 11-2014.

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