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Di sconfitta in sconfitta

Il Pescara sa solo perdere
«Rifarei le stesse scelte», «Prendetevela con me», sono i due mantra dell’allenatore del Pescara, Marco Baroni, in questo triste inizio di stagione. A Catania, subito dopo il triplice fischio finale che determinava l’ennesima sconfitta della stagione, si è messo alla testa dei suoi calciatori per parlare con i tifosi biancazzurri che si erano recati in Sicilia per assistere alla partita. Interpretando la mimica dei suoi movimenti presumo abbia detto le stesse cose che dice in conferenza stampa nel dopo partita: «Prendetevela con me, sono io l’unico responsabile».
Lodevole il suo comportamento teso a salvaguardare e proteggere la squadra dalle critiche, ma, purtroppo per tutti, questo non risolve i problemi tecnico-tattici e non è un rimedio utile per gli errori commessi sin qui, principale dell’ultimo posto in classifica della squadra.

La scelta sbagliata di Catania
A Catania la logica suggeriva di non schierare Pesoli, in forza elle negative prestazioni dl calciatore, e invece Baroni ci è ricascato schierando dal primo minuto il neo biancazzurro acquistato per rinforzare la difesa. «Rifarei le stesse scelte» ripete come un mantra, appunto. Ma se una scelta si rivela sbagliata, e l’aver schierato Pesoli si è rivelata una scelta sbagliata alla luce dei fatti, è meglio ammettere l’errore e voltare pagina. Schierare Pesoli in un momento non positivo non è l’unica scelta che non condivido di Baroni in questo inizio di campionato. Si può segnalare l’utilizzo di Lazzari come esterno alto, il dualismo Appelt/Guana, Grillo/Zampano e più in generale il cambiare due o tre uomini in ognuna delle prime partite di campionato quando tutto avrebbe fatto pensare al contrario.

Non è solo cattiva sorte
Il Pescara che ha perso in terra di Sicilia ha parecchio da recriminare: un paio di decisioni dubbie dell’arbitro, la sfortuna in occasione del palo colpito da Pasquato allo scadere della partita, ma il risultato negativo non è solo figlio della malasorte o delle scelte sbagliate dell’arbitro.
La squadra pur mettendo in mostra un buon calcio è incapace di “chiudere” la partita. Gli manca una guida in mezzo al campo in grado di far capitalizzare al meglio la qualità e la quantità che si esprime tutte le settimane.
Gli manca, almeno in questa fase della stagione, una guida più decisa e convinta nei propri mezzi anche in panchina.
Tocca a Baroni dimostrare che non è così. Le sue risposte in conferenza stampa le abbiamo memorizzate, adesso è il tempo di vincere le partite sul campo e di rispondere con i fatti alle critiche che, se non s’inverte subito la rotta, arriveranno anche dai piani alti della società.

Un tunnel infinito

Il Pescara di Marco Baroni non va
Dopo la brutta sconfitta di Cittadella in tanti si aspettavano un riscatto contro il Latina, così non è stato. I biancazzurri hanno “giochicchiato” fino al gol del vantaggio realizzato da Federico Melchiorri e subito dopo hanno perso la bussola come spesso gli accade in questo, negativo, inizio di campionato. 8 i punti di distacco dalla testa della classifica, 3 dalla zona salvezza. 0 il numero delle vittorie, 3 i pareggi e 2 le sconfitte. 6 i gol realizzati e 8 quelli subiti, da questo punto di vista hanno fatto peggio solo la Virtus Lanciano e il Varese. Nei numeri la narrazione di un inizio di campionato disastroso. La squadra non esprime un buon calcio e si affida alle giocate dei singoli. La buona vena di Politano e l’entusiasmo per la maglia da titolare appena conquistata da Melchiorri hanno evitato il peggio anche nell’ultima partita casalinga.

Una squadra incapace di proporre bel gioco, anche semplicemente un gioco corale, per almeno quaranticinque minuti
Le difficoltà che sta incontrando sulla sua strada il Pescara sono, solo, in parte ascrivibili alle cattive prestazioni dei singoli, calciatori. Quello che manca, ad oggi, è un’idea corale di gioco, una partecipazione di tutti gli elementi in campo alla costruzione della manovra. La squadra fa poco movimento senza palla, e utilizza poco anche il pressing alto così come lo stesso allenatore ha evidenziato dopo il pareggio interno conquistato contro il Latina.
Non esprime un’idea compiuta di gioco e a questo si aggiungono gli evidenti errori dell’allenatore anche nella scelta degli uomini e della loro posizione in campo.
Se con Appelt in cabina di regia la squadra non aveva un gran ritmo in fase d’impostazione con il neo acquisto Guana, in quello stesso ruolo, oltre al ritmo manca la qualità e la continuità di manovra. Pesoli non è, attualmente, il migliore dei centrali a disposizione eppure gioca sempre. Lazzari ha dimostrato di rendere meglio come esterno di centrocampo, eppure Baroni lo utilizza come esterno alto.

L’aspetto più preoccupante è che l’allenatore non è d’accordo su quello che in molti “vedono”
Una squadra che cambia tanti calciatori così com’è successo al Pescara nell’ultima sessione di mercato può avere problemi all’inizio della stagione, l’importante è saperli riconoscere e correggere ciò che non funziona al meglio. Ciò che più preoccupa, in questo momento, è che Marco Baroni non la pensi allo stesso modo. Nel post partita, Pescara-Latina, ha infatti sottolineato la buona prova della squadra e si è detto soddisfatto della prestazione di quasi tutti i protagonisti in campo. Ciò non aiuta a superare il momento negativo, in termini di risultati e di gioco, e ritarda l’uscita dal tunnel in cui sembra essersi incagliato il Pescara.
Chissà cosa pensano in questo momento Giorgio Repetto e Peppino Pavone…

Il Pescara non sa più vincere

Il Bologna infligge la prima sconfitta della stagione al Pescara
In nove minuti il Pescara di Marco Baroni subisce tre gol dal Bologna di Diego Lopez. Accade nel primo tempo, la frazione di gioco in cui il Pescara edizione 2014/2015 si esprime peggio. Era accaduto anche a Terni, primo tempo regalato agli avversari e secondo tempo arrembante, tonico, quasi da sembrare una squadra diversa. Contro il Bologna, così come era successo contro la Ternana, Baroni cambia tre/undicesimi della squadra e, puntualmente “buca” la prima frazione di gioco.
Due le novità più rilevanti nell’undici iniziale: Guana sostituisce Nielsen e Lazzari prende il posto di Pasquato. Calciatori che più diversi non si può. Guana non è un costruttore di gioco, tantomeno un incursore, le differenze con il danese sono evidenti. Anche Nielsen non costruisce gioco, ma non intralcia il lavoro a centrocampo di Appelt. Si giustappone, non si sovrappone. Ancora più marcate le differenze tra Lazzari e Pasquato. Le scelte di Baroni sono dunque scelte che riguardano i singoli, ma che hanno ripercussioni sul collettivo e sul modulo di gioco.

Nove minuti di black out da non ripetere
Il Pescara subisce tre gol dal Bologna in soli nove minuti. Gol che scaturiscono più da errori dei biancazzurri che da giocate efficaci dei felsinei. Se si esclude il classico “gol della domenica” di Buchel, gli altri due gol sono invece il frutto di errori individuali e collettivi della squadra allenata da Marco Baroni. La sconfitta maturata contro il Bologna è dunque una sconfitta la cui paternità può essere ascritta in egual misura ai calciatori e al tecnico. Ai calciatori per aver perso la trebisonda in un momento cruciale della partita, al tecnico per avere sbagliato la formazione iniziale.

Adesso due partite in quattro giorni, Cittadella in trasferta e Latina in casa nel turno infrasettimanale di martedì 23 settembre
Non è successo, ovviamente, niente di irreparabile. Siamo solo all’inizio di un percorso lungo e difficile. Il Pescara sceso in campo contro il Bologna aveva 8 calciatori nuovi su 11 rispetto alla scorsa stagione. Non è dunque questo il tempo dei giudizi definitivi, è però il tempo giusto per esercitare la critica. Se poi la critica fosse uno degli elementi della dialettica, soprattutto, con il tecnico sarebbe molto meglio. Baroni invece, come la maggior parte degli allenatori italiani, non gradisce discutere delle prestazioni dei singoli, tantomeno delle sue scelte. La risposta in questi casi è sempre la stessa: «Mi assumo tutte le responsabilità». Un’affermazione che può dire molto se è suffragata da argomentazioni, non dice niente se l’affermazione coincide con l’argomentazione.
Siamo solo alla quarta giornata, ma c’è già bisogno di voltare pagina, sia negli atteggiamenti in campo sia nel rapporto con i media. Le occasioni non mancano a cominciare dai due impegni ravvicinati che vedranno il Pescara impegnato sabato in trasferta contro il Cittadella e martedì in casa contro il Latina.
Il campionato è appena iniziato, il meglio deve ancora arrivare.

Un pareggio che lascia l’amaro in bocca

Il Pescara coglie il secondo pareggio consecutivo a Terni in una partita dai due volti. Negativo quello del primo tempo, positivo, molto positivo quello del secondo
Il Pescara torna da Terni con un pareggio che, per l’andamento della partita, può considerarsi giusto. Un primo tempo tutto a favore degli umbri che giocano in modo più aggressivo e sono sempre i primi ad arrivare su ogni pallone.
Il Pescara soffre il ritmo degli avversari e non è in grado di rispondere con un organizzazione di gioco adeguata. Forse paga il cambio di tre calciatori, Pesoli per Cosic, Lazzari per Bjarnason e Pasquato per Caprari, rispetto all’undici che era sceso in campo contro il Trapani. Un primo tempo di sofferenza dunque che, grazie al gol di Ceravolo, si conclude con il vantaggio di 1-0 per i padroni di casa. Nella ripresa la musica cambia e il Pescara prende in mano le redini del gioco recuperando lo svantaggio grazie a un gol di Pasquato e sfiorando in più di un’occasione la rete del vantaggio. Un buon secondo tempo che riscatta la prova opaca della prima frazione di gioco. La sensazione è che spingendo un po’ di più sull’acceleratore la partita avrebbe potuto avere un esito diverso e più positivo per i biancazzurri.

I nuovi acquisti dimostrano, sul campo, di poter essere utili alla squadra
La nota, sicuramente, positiva della partita di terni è l’impatto che hanno avuto i nuovi acquisti sulla squadra. Cristian Pasquato si è presentato ai tifosi del Pescara con un gol da cineteca su calcio di punizione e ha cercato, fino a quando ha avuto carburante nelle gambe, sempre la giocata. L’unico appunto è che il gol del vantaggio della Ternana nasce da un suo errore nella metà campo degli umbri. Guana e Salamon, subentrati a gara in corsa, confermano quanto di buono si era detto nei loro confronti. Guana, dall’alto della sua esperienza, ha dato l’impressione di potersi inserire immediatamente nel gioco della squadra. Salamon ha sorpreso tutti, molto positivamente, per la grinta e la grande maestrìa mostrata nei pochi minuti in cui ha giocato. Grande visione di gioco e tempestività negli interventi difensivi, le caratteristiche evidenziate nella sua prima apparizione con la maglia del Pescara.

E adesso aspettiamo il Bologna che può essere considerato un primo test, attendibile, di verifica
La prossima giornata, l’anticipo di venerdì, vedrà di scena all’Adriatico il Bologna di Diego Lopez, ex allenatore del Cagliari e neo allenatore rossoblu. I felsinei non sono partiti bene, ma rappresentano pur sempre una delle favorite del torneo. Sarà dunque un primo test importante per il Pescara per verificare lo stato di forma e misurare le proprie ambizioni con quelle di una squadra indicata da molti come una delle possibili protagoniste del campionato cadetto.

Buona la prima

Il campionato del Pescara inizia con un pareggio casalingo contro il Trapani del bravo Roberto Boscaglia
Un inizio positivo soprattutto per il gioco espresso e uno spirito di squadra che fa ben sperare per il futuro. Dopo la gara, vittoriosa, contro il Chievo Verona in Coppa Italia, i biancazzurri di Marco Baroni si ripetono contro il Trapani di Mancosu sfoderando una buona gara sia da un punto di vista tecnico tattica sia da un punto di vista atletico. Il risultato di 0-0 non fotografa esattamente l’andamento della gara perché il Pescara ha “fatto” la partita creando diverse occasioni da gol. Non ha trovato la via del gol, ma ha imboccato la via del gioco. Baroni sembra dunque avviato su una buona strada. Sta trasformando il gruppo che la società gli ha messo a disposizione in una squadra che cerca il gol attraverso al via del bel gioco. Un obiettivo quest’ultimo, mai scontato, sempre agognato da tutti.

Trame di gioco interessanti e buona condizione atletica
I due aspetti più positivi messi in mostra dall’undici biancazzurro sono la condizione atletica e le buone trame di gioco. Pur essendo solo alla prima giornata di campionato la squadra gode di una buona condizione fisica e mentale, testimonianza di un buon lavoro svolto nella lunga fase di preparazione precampionato. Soprattutto la squadra cerca la via del gol sempre e soltanto attraverso il gioco palla a terra. Ovvero non costruisce gioco con lanci lunghi a scavalcare il centrocampo o con azione isolate e improvvisate, ma sempre attraverso trame di gioco ordinate e che si ripetono spesso uguali a se stesse. Quest’ultimo aspetto indice di applicazione e studio costante in allenamento. Dunque un buon voto per questo inizio di campionato per l’allenatore e tutta la squadra.

Anche la società ha operato bene sul mercato a cominciare dall’ingaggio di Peppino Pavone
Fare pronostici nel calcio è sempre azzardato, soprattutto per campionati così equilibrati come quello di serie B al quale assisteremo. In ogni caso oggi è presto per esprimere un giudizio e fare un pronostico su ciò che potrà fare il Pescara, certo si può esprimere un giudizio su ciò che ha fatto la società fino a questo momento.
Il mercato del Pescara edizione 2014/2015 inizia con l’ingaggio di Peppino Pavone, gran conoscitore di calcio e artefice, in comproprietà, della nascita di tante zemanlandie. L’approdo di Pavone a Pescara ha avuto l’effetto immediato di riaccendere la speranza, tra i tifosi, gli addetti ai lavori e la stessa società, dopo due campionati molto negativi per il Pescara. Con Pavone e il confermatissimo Giorgio Repetto, la società ha iniziato una difficile campagna acquisti che, a posteriori, possiamo definire, senza ombre di smentite, ottima. Ottima sia in entrata sia in uscita. Per questa ragione al buon voto che abbiamo attribuito alla squadra e a Marco Baroni per ciò che hanno fatto vedere sul campo in queste prime partite, non possiamo non assegnare un 8 pieno a Daniele Sebastiani, Danilo Iannascoli e a tutti i dirigenti della Pescara calcio, per l’ottima campagna acquisti.
Adesso non resta che vincere la partita più difficile, quella del campo.

Il Pescara chiude il campionato con la 16ª sconfitta della stagione

I numeri, a volte, spiegano tutto
Il campionato del Pescara termina con 52 punti in 42 partite con una media di 1,23 punti a partita. Ha vinto 13 gare, altrettante ne ha pareggiate e ne ha perse 16. I gol segnati sono stati 50, mentre 53 sono quelli subiti.
Un elenco di numeri che confermano ciò che di brutto abbiamo visto durante tutto il corso della stagione. Una stagione sportiva da dimenticare al più presto, iniziata con ambizioni diverse.
Il fallimento è sotto gli occhi di tutti ed è un fallimento tecnico che chiama in causa in primo luogo i due allenatori che si sono succeduti sulla panchina adriatica, i calciatori della rosa, e infine la società che pur allestendo una squadra che ai più sembrava potesse recitare un ruolo da protagonista è, in ultima analisi, il soggetto che ha operato le scelte.

Due allenatori, due fallimenti diversi
Il bilancio dei due allenatori, anche in questo caso leggendo i numeri, che si sono alternati sulla panchina del Pescara fa pendere la bilancia leggermente in favore di Pasquale Marino. Il tecnico siciliano infatti vanta una media punti a partita di 1,307 avendo disputato 26 partite con 10 vittorie, 7 pareggi e 9 sconfitte. La media del tecnico umbro è invece di 1,125 punti a partita con 3 sole vittorie, 6 pareggi e ben 7 sconfitte.
Se non consideriamo i numeri e ci affidiamo a un giudizio tecnico per quello che abbiamo visto sul campo di gioco, la partita tra Marino e Cosmi è nettamente vinta dal siciliano. Infatti la squadra di Marino pur non brillando mai in senso assoluto ha mostrato in diversi momenti della stagione buone trame di gioco, un giro palla lento ma spesso efficace e soprattutto aveva un’identità. Viceversa con il tecnico umbro, che pure ha disputato 16 partite sulla panchina del Pescara, la squadra non ha mai avuto una identità riconoscibile, ma soprattutto non è mai riuscita ad imporre il proprio gioco.

Adesso si volta pagina
Con il campionato ormai alle spalle, tutto l’ambiente attende nuove notizie. Soprattutto c’è molta curiosità per conoscere il nome del nuovo allenatore. Si parla soprattutto del ritorno di Zdeněk Zeman e del possibile arrivo, come direttore sportivo, di Peppino Pavone che con il tecnico di Praga costruì la prima zemanlandia in terra di Capitanata. In alternativa a Zeman si sonderanno i nomi di Claudio Foscarini, allenatore del Cittadella, Massimo Drago, allenatore del Crotone e di Davide Nicola, allenatore del Livorno. Tutti questi allenatori hanno una caratteristica comune: sono costruttori di squadre che preferiscono avere il pallino del gioco anziché distruggere quello altrui: il prerequisito per diventare l’allenatore del Pescara.

«Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole»

L’ennesima formazione e l’ennesima sconfitta
Siamo in periodo di elezioni e dunque per essere in totale sintonia con il tempo che viviamo mi sembra giusto citare uno dei pensieri più noti di Mao Tse-tung. Nei periodi di grande confusione bisogna sapere approfittare della situazione negativa per progettare il futuro in maniera più radicale. Questo significa in estrema sintesi la frase di Mao, «Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole».
A Padova Serse Cosmi schiera l’ennesima formazione. Cambia ancora uomini come se si trovasse sulla giostra di un Luna park e schiera l’inedita coppia d’attacco Politano-Caprari.
Cosa si può aggiungere di più su questo terreno se non quello che abbiamo ripetuto in maniera forse anche ossessiva in queste ultime settimane?
Mentre Cosmi parlava di aggancio alla zona play off anche quando la logica consigliava prudenza, noi di calcio Totale sottolineavamo l’inadeguatezza della squadra e dello stesso allenatore. Non erano nelle condizioni di raggiungere quell’obiettivo, la squadra per un errore di valutazione commesso da tutti, il tecnico perché si dimostrava, partita dopo partita, inadeguato per quel compito.

Cosmi non è riuscito a dare un’identità alla squadra
La pecca più grave compiuta dall’allenatore umbro è stata di non aver saputo dare un’identità tattica alla squadra. Ha dimostrato di non avere le idee chiare e questo primo errore ha causato il secondo, altrettanto grave, di utilizzare formazioni diverse in ogni partita. Una squadra dunque allo sbando da un punto di vista tattico che non ha saputo trovare al suo interno la forza per rendere meno amaro il campionato.
Cosmi aveva assicurato che gli obiettivi del Pescara non erano cambiati e che il raggiungimento dei play off restava il traguardo della stagione.
I fatti hanno dimostrato che si sbagliava sia nella previsione quanto nella valutazione della squadra.

Dall’addio a Cosmi deve nascere un nuovo Pescara
Tra qualche anno nessuno si ricorderà del passaggio di Cosmi sulla panchina che fu di Galeone e Zeman, in molti si ricorderanno di quest’annata scialba e negativa.
Si volti pagina dunque e si riparta da un’allenatore che porti in dote non la dialettica o la teatralità dei suoi gesti, ma idee tattiche precise. Un allenatore in grado di schierare una squadra in grado d’imporre il proprio gioco indipendentemente dall’avversario che si trova di fronte. Un allenatore capace di lavorare con i giovani e che sia disposto a lavorare su un periodo medio lungo in riva all’Adriatico.
Noi di calcio Totale abbiamo già espresso le nostre preferenze, ma non spetta a noi operare le scelte.
Noi, come molti crediamo, abbiamo solo voglia di girare pagina e di tornare allo stadio per cantare il nostro inno al bel calcio che faceva più o meno così: «Che bello è…quando esco di casa…per andare alla stadio…a vedere il Pescara…».

Il Pescara conquista la salvezza, quasi matematica, contro Siena e Lanciano

Continua la confusione tattica
Alla vigilia di Carpi-Pescara, e dunque prima delle sfide contro Siena e Lanciano, l’allenatore del Pescara Serse Cosmi continuava a parlare di play off svelando ai più che non aveva ben chiaro il reale valore della rosa a sua disposizione. Ovvero, ha dato l’impressione di non aver compreso che l’unico obiettivo possibile, a quel punto della stagione, era la salvezza matematica da conquistare nel più breve tempo possibile. E così, forte delle sue convinzioni, contro il Carpi ha schierato l’ennesima, nuova, formazione. Fuori Gianluca Caprari e dentro Matteo Politano. Dentro Giuseppe Rizzo e fuori Matti Nielsen. Quando poi Caprari è entrato per sostituire Pippo Maniero, Cosmi ha offerto ai tifosi del Pescara l’opportunità di vedere Antonino Ragusa impiegato come punta centrale, forse l’unico ruolo che il forte attaccante siciliano non aveva ancora ricoperto sotto la guida tecnica dell’ex allenatore del Perugia.
Dichiarazioni e scelte tecniche che lasciano perplessi per diversi motivi.
Il Pescara di Serse Cosmi non ha un’identità tattica e cerca la via del gol con azioni che non si ripetono mai uguali a se stesse. Le scelte tecniche sono perciò una diretta conseguenza della confusione, soprattutto tattica, che regna in riva all’Adriatico dal suo arrivo.

Questi calciatori sono stati, tutti, sopravvalutati
L’allenatore umbro non è ovviamente l’unico responsabile del fallimento tecnico di questa stagione. Non dobbiamo infatti dimenticare il contributo che ha dato, in questo senso, la gestione tecnica di Pasquale Marino, soprattutto non si deve trascurare lo scarso rendimento di quasi tutti i componenti della rosa.
È ormai chiaro a tutti che i calciatori che formano l’organico del Pescara sono stati, quasi tutti, sopravvalutati. Giornalisti, tifosi, società, addetti ai lavori, pensavano che questa squadra potesse conquistare con relativa facilità l’accesso ai play off per giocarsi, realisticamente, la possibilità di un pronto ritorno nella massima serie. Non è stato così, non sarà così, purtroppo.
Non è ancora tempo di bilanci, ma si può affermare con poche possibilità di errore che se si escludono Brugman, il Ragusa del girone di andata e un paio di altri calciatori, tutti hanno reso molto meno di quanto ci si aspettasse. Una rosa dunque non all’altezza del compito e due allenatori che, in ogni caso, hanno reso anch’essi molto meno del valore che tutti gli attribuivano.

Contro il Siena e il Lanciano i punti necessari per la salvezza
Nella doppia sfida casalinga contro Siena e Lanciano giunge un parziale riscatto, non dal punto di vista del gioco espresso ma dalla conquista di quattro punti su sei a disposizione. Manca un punto per la salvezza matematica che potrebbe arrivare già dalla prossima trasferta contro il Padova già retrocesso.
Il tempo dei bilanci è dunque giunto e dalla prossima settimana si dovrà cominciare a programmare il futuro che non può prevedere Serse Cosmi in panchina anche per il prossimo anno.

Il Pescara delude ancora

La sconfitta di Carpi avvicina, pericolosamente, i biancazzurri alla zona che scotta
Alla vigilia di Carpi-Pescara, l’allenatore del Pescara Serse Cosmi continuava a parlare di play off svelando ai più che non aveva ben chiaro il reale valore della rosa a sua disposizione. Ovvero, ha dato l’impressione di non aver compreso che l’unico obiettivo possibile, a questo punto della stagione, era la salvezza matematica da conquistare nel più breve tempo possibile. E così, forte delle sue convinzioni, contro il Carpi ha schierato l’ennesima, nuova, formazione. Fuori Gianluca Caprari e dentro Matteo Politano. Dentro Giuseppe Rizzo e fuori Matti Nielsen. Quando poi Caprari è entrato per sostituire Pippo Maniero, Cosmi ha offerto ai tifosi del Pescara l’opportunità di vedere Antonino Ragusa impiegato come punta centrale, forse l’unico ruolo che il forte attaccante siciliano non aveva ancora ricoperto sotto la guida tecnica dell’ex allenatore del Perugia.
Dichiarazioni e scelte tecniche che lasciano perplessi per diversi motivi.
Il Pescara di Serse Cosmi non ha un’identità tattica e cerca la via del gol con azioni che non si ripetono mai uguali a se stesse. Le scelte tecniche sono perciò una diretta conseguenza della confusione, soprattutto tattica, che regna in riva all’Adriatico dal suo arrivo.

Questi calciatori sono stati, tutti, sopravvalutati
L’allenatore umbro non è ovviamente l’unico responsabile del fallimento tecnico di questa stagione. Non dobbiamo infatti dimenticare il contributo che ha dato, in questo senso, la gestione tecnica di Pasquale Marino, soprattutto non si deve trascurare lo scarso rendimento di quasi tutti i componenti della rosa.
È ormai chiaro a tutti che i calciatori che formano l’organico del Pescara sono stati, quasi tutti, sopravvalutati. Giornalisti, tifosi, società, addetti ai lavori, pensavano che questa squadra potesse conquistare con relativa facilità l’accesso ai play off per giocarsi, realisticamente, la possibilità di un pronto ritorno nella massima serie. Non è stato così, non sarà così, purtroppo.
Non è ancora tempo di bilanci, ma si può affermare con poche possibilità di errore che se si escludono Brugman, il Ragusa del girone di andata e un paio di altri calciatori, tutti hanno reso molto meno di quanto ci si aspettasse. Una rosa dunque non all’altezza del compito e due allenatori che, in ogni caso, hanno reso anch’essi molto meno del valore che tutti gli attribuivano.

Contro il Siena i punti necessari per la salvezza
Prima di fare il bilancio di una stagione comunque deludente c’è da terminare il campionato in corso, soprattutto c’è da conquistare, matematicamente, la salvezza e con essa la possibilità di disputare anche il prossimo anno il campionato di serie B.
Si metta da parte tutto e ci si concentri sull’unico obiettivo raggiungibile. Nella partita contro il Siena non conta giocare bene o convincere, conta solo conquistare la vittoria.
«After all, tomorrow is another day!» recita uno degli explicit più famosi della storia del cinema. «Dopotutto, domani è un alto giorno» appunto, pensiamo positivo.

Una squadra che non sa più vincere, ma soprattutto convincere

Il pareggio con il Novara stabilisce il reale valore della squadra
Un’altra partita archiviata in questo triste e noioso campionato per il Pescara. Per fortuna ci pensa Cosmi a movimentare la giornata cambiando per l’ennesima volta assetto tattico e formazione. In questa occasione il tecnico umbro schiera tre attaccanti, due esterni puri come Ragusa e Caprari e Maniero come punta centrale, che agiscono quasi sulla stessa linea in fase di possesso palla, una vera novità. Zuparic viene riportato in mediana a coprire le spalle a Brugman e Bocchetti ritrova una maglia da titolare al centro della difesa. L’ennesimo cambiamento non porta però grandi vantaggi alla causa biancazzurra, la squadra, al contrario, è in evidente regressione tattica e quello di buono che era stato fatto in questo campionato è ormai solo un pallido ricordo.
Questa girandola di moduli, che differiscono per cambiamenti progressivi, e di uomini ha avuto come esito certo lo sgretolamento, direi scientifico, delle poche certezza che la squadra aveva acquisito durante il campionato.

Lo strano caso di Brugman, Politano, Belardi e Ragusa
Pur tra alti e bassi la squadra aveva infatti acquisito, cammin facendo, alcune certezze sulle quali costruire il proprio campionato. In primo luogo il ruolo di Brugman come play che aveva stupito tutti a partire proprio dall’allenatore Pasquale Marino che aveva accantonato un talento come Federico Viviani per far giocare l’uruguagio. La redditività di Matteo Politano che aveva saputo conquistare una maglia da titolare come esterno alto in un reparto che vede tanti calciatori in rosa. Antonino Ragusa, protagonista di uno strepitoso girone di andata agendo da esterno alto. E infine la scoperta di Belardi che aveva saputo bene interpretare il ruolo di estremo difensore risultando decisivo, ai fini del risultato, in più di una occasione.
Ebbene queste poche certezze che la squadra aveva faticosamente “trovato” lungo il suo cammino, oggi non esistono più. Belardi e Politano siedono in panchina, il primo non ha più giocato mentre per il secondo ci sono solo scampoli di partita, Ragusa ha ricoperto tutti i ruoli tranne quello che gli aveva garantito un rendimento molto alto e Brugman, in qualche occasione ha dovuto lasciare la bacchetta di direttore d’orchestra a Beppe Mascara.

Adesso servono i punti per conquistare la salvezza matematica
Giunti a questo punto del campionato però ha poco senso continuare a dissertare di tattica e di uomini da schierare, perché è evidente a tutti che la squadra non è stata e non sarà, purtroppo, tra le protagoniste in positivo del campionato. A questo punto del campionato e nelle condizioni in cui è arrivato il Pescara occorre solo conquistare, prima possibile, il diritto a disputare anche per il prossimo anno il campionato di serie B. Quando ciò avverrà, e solo in quel momento, avrà senso parlare nuovamente di tattica e di uomini da schierare.

© 2022 Calcio Totale / Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Pescara il 03/09/2014 al n° 11. Registro della Stampa del Tribunale di Pescara n° 11-2014.

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