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Il ritorno del primo violino: Lorenzo Insigne e la chiamata di Pescara

Sono passati quindici anni dall’estate del 2011, quando dal Napoli arriva a Pescara Lorenzo Insigne.
Aveva già raggiunto un accordo economico con il Crotone, mancava solo la firma sul contratto. Poi una chiamata del suo mentore, Zdeněk Zeman, che lo aveva voluto con Peppino Pavone anche a Foggia nella stagione precedente, gli fa cambiare idea e lo convince ad abbracciare la causa biancazzurra, in riva all’Adriatico. Il resto è storia.

Il Pescara vincerà quel campionato di Serie B classificandosi al primo posto davanti a Torino e Sassuolo. Novanta i gol all’attivo, diciotto dei quali realizzati proprio da Insigne, che viene premiato come miglior attaccante dalla Lega Calcio e miglior giovane da Sky Sport.

In una squadra meravigliosa, che si muoveva all’unisono in tutte le fasi della partita e del campo,  una delle migliori dell’intera storia della Serie B, una vera e propria orchestra diretta dal maestro boemo, il giovane napoletano assurge al ruolo di primo violino. Lorenzo, il primo violino, Insigne.

L’anno successivo rientra a Napoli e, anche se non sempre utilizzato al meglio dagli allenatori che si sono alternati sulla panchina azzurra, diventa il secondo cannoniere di tutti i tempi della squadra partenopea, con 122 reti segnate.

Con la maglia della Nazionale vince il Campionato Europeo nel 2021, segnando una rete straordinaria nei quarti di finale contro il Belgio, al termine di una lunga azione personale, conclusa con il suo celebre tiro a giro.

Sono passati quindici anni dal 2011. Siamo tutti più adulti. Lorenzo Insigne non è più una giovane promessa, ma un calciatore affermato che a giugno compirà trentacinque anni.

Perché è tornato a Pescara? Cosa possono aspettarsi i biancazzurri da lui?

Dopo l’esperienza incolore in Canada con la maglia del Toronto FC, settantasei partite e diciannove gol, Insigne ha deciso di rientrare in Italia per provare a giocare gli ultimi anni della sua carriera in Serie A. Si è letto di un interessamento della Lazio, ma non se ne è fatto nulla. È stato accostato anche al Napoli, senza però alcun seguito concreto.

Poi, improvvisamente, l’annuncio: Lorenzo Insigne ha firmato con il Pescara, che attualmente occupa l’ultimo posto nel campionato di Serie B, con quattordici punti conquistati in ventuno partite.

Perché, dunque, è tornato?

La prima e più grande motivazione è la volontà di dimostrare di essere ancora un calciatore in grado di competere nel calcio italiano. Dimostrarlo innanzitutto a sé stesso e, in seconda battuta, alla Lazio, al Napoli, alla Serie A.

Quattro o cinque mesi in Serie B con il Pescara potrebbero offrirgli l’occasione di far vedere che il primo violino è tornato e sa ancora fare la differenza. Una motivazione forte, fortissima, di cui può e deve usufruire il Pescara per provare nell’impresa difficile della salvezza.

Cosa possono aspettarsi, allora, i biancazzurri da Lorenzo Insigne?

La grande voglia di riscatto, unita alla determinazione di rientrare nel grande calcio, è un fattore che non può che giovare alla causa biancazzurra. E poi c’è anche un risvolto romantico: Lorenzo Insigne torna dove è diventato grande. Torna, forse, per restituire in parte ciò che Pescara gli regalò allora, ovvero la possibilità di affermarsi nel calcio professionistico.

Se il Pescara riuscisse a centrare l’obiettivo della salvezza grazie anche al contributo di Insigne, questa storia avrebbe un lieto fine per entrambi: per il club e per il calciatore, che potrebbe legittimamente aspirare a concludere la sua splendida carriera in Serie A.

Sono passati quindici anni dal 2011 e oggi, come allora, sto per recarmi allo stadio Adriatico con la speranza di divertirmi guardando quel grande calciatore che è Lorenzo, il primo violino, Insigne. Per godere della bellezza e della spensieratezza che il calcio, a volte, sa ancora regalare a chi lo ama.

La foto che accompagna l’articolo è presa dal sito della Pescara calcio.

 

Zeman è per sempre

Da oggi Zdeněk Zeman non è più, ufficialmente, l’allenatore del Pescara. Dopo l’intervento chirurgico a cui si è sottoposto questa settimana e non avendo, per il momento, l’idoneità sportiva, ha rassegnato le sue dimissioni.

Molto probabilmente la carriera dell’allenatore boemo termina a Pescara, laddove nel 2012 aveva scritto una delle pagine più belle del calcio italiano con la promozione in serie A della squadra adriatica e lanciando nel grande calcio calciatori come Lorenzo Insigne, Marco Verratti e Ciro Immobile.

Termina la carriera di allenatore sul campo, ma non finisce l’influenza che eserciterà sull’intero movimento calcistico, perché l’efficacia e la bellezza del suo calcio offensivo continueranno a vivere nei movimenti in campo che altri allenatori insegneranno ai propri calciatori sulla scia del suo esempio.

Se consultate la lettera zeta della voce neologismi della Treccani troverete questa definizione.

Zemanlandia: s. f. Il sistema di gioco, fantasioso e votato all’attacco, ideato e adottato dall’allenatore di calcio boemo Zdeněk Zeman.

Ovvero la voce Zemanlandia, associata alla vocazione delle sue squadre di segnare moltissimi gol, non è solo un modo di dire, ma è scritta sul vocabolario. Si dice Zemanlandia e s’intende calcio offensivo. Per questa ragione Zeman è per sempre, resterà scritto, nero su bianco, sulle pagine della storia del calcio.

Rambaudi, Baiano e Signori a Foggia; Rambaudi, Alen Bokšić e Signori alla Lazio; Paulo Sérgio, Marco Delvecchio, Francesco Totti alla Roma; Mirko Vučinić, Valeri Božinov, Babù al Lecce; Marco Sansovini, Ciro Immobile, Lorenzo Insigne al Pescara.

Alcuni dei tridenti d’attacco delle squadre allenate da Zeman che hanno fatto la gioia di tantissimi tifosi e di tantissimi appassionati di calcio, perché l’allenatore di Praga ha sempre avuto molti estimatori anche tra i tifosi di squadre non sue.

A Zeman va il mio grazie per avervi fatto amare il calcio in tutti questi anni.

Amo la verità del suo calcio che si è sempre espressa con la ricerca del gol e della vittoria attraverso il bel gioco, il rispetto per gli avversari e per il pubblico.

Amo il suo modo di essere uomo, i valori che ha espresso con i suoi comportamenti, il coraggio di denunciare l’esistenza del doping nel calcio italiano. Il suo essere, sempre, un hombre vertical.

Amo la sua ironia e la sua leggerezza. Il suo sorriso.

Gli auguro di rimettere al più presto la tuta e di ritornare su un campo di calcio per continuare a dare consigli, trasmettere alle nuove generazioni di allenatori l’unica cosa che conta nel suo modo di intendere il calcio: «Non è vero che non mi piace vincere: mi piace vincere rispettando le regole».


La foto che accompagna l’articolo è di Massimo Mucciante

Poco Pescara, tanta Sampdoria

Non giunge inaspettata per nessuno la sconfitta contro la Sampdoria di Marco Giampaolo. Troppa differenza tecnica tra le due squadre e, al momento attuale, anche troppa differenza tattica. E poi, dopo la tecnica e la tattica c’è la condizione fisica che non sembra essere ottimale. Almeno non lo è per i ritmi di gioco che vorrebbe il nuovo allenatore del Pescara. Dunque niente di nuovo sotto il cielo.

Leonardo Mancuso, primo colpo targato Zeman
Nel frattempo arrivano i primi rinforzi per il prossimo campionato. Leonardo Mancuso è un esterno alto, capace di fare bene sia la fase di attacco sia quella di difesa. Dotato di buona corsa è, potenzialmente, un calciatore che può andare ogni anno in doppia cifra. Un calciatore che bene si adatta al gioco che ha in mente Zeman. Arriva a parametro zero. Si è dunque già intrapresa la strada del futuro, acquistare calciatori provenienti da serie inferiori pagandoli poco o niente per valorizzarli: ciò che riesce meglio al tandem Zeman-Pavone.

Tanti calciatori sotto osservazione
Se è vero che il campionato non è affatto terminato e la “Remuntada” del Barcellona insegna che si può sperare fino a quando la matematica non ti condanna, non si può essere impreparati nel caso gli eventi dovessero essere solo negativi. Per questa ragione i calciatori sotto osservazione sono tanti. Non è il caso di fare nomi, ma certo si può capire quali siano i ruoli che, certamente, andranno rinforzati. La difesa in primo luogo e poi il metronomo del centrocampo. Per l’attacco, reparto che Zeman predilige sopra ogni cosa, c’è già il primo tassello, Mancuso, il secondo potrebbe essere lo stesso Cerri se la Juventus dovesse decidere di lasciarlo con il tecnico di Praga per aumentarne il valore. Per il resto non resta che aspettare. Per goderci ancora un grande spettacolo e provare a battere altri record.

Buon calcio a tutti

Si salva Zampano

11 Zampano                6,5
10 Benali                     6
20 Cerri                       
6

31 Bizzarri                  5,8
17 Caprari                  5,4
9 Kastanos                 5,2
8 Memushaj                5
3 Biraghi                     4,8
86 Stendardo             4,8
35 Coda                     4,7
5 Bruno                      4,4
7 Verre                       3,9

Zdeněk Zeman         5,5

Bizzari si riscatta, ma il Pescara perde

31 Bizzarri                  6,7
2 Crescenzi                6
86 Stendardo             
5,7

5 Bruno                       5,5
17 Caprari                  5,5
8 Memushaj                5,5
35 Coda                      5,5
3 Biraghi                     5,4
11 Zampano               5,3
20 Cerri                      5,3
7 Verre                       5
10 Benali                    4,9

Zdeněk Zeman        5,7

«Il maestro è nell’anima e dentro all’anima per sempre resterà…»

Il maestro è tornato sulla panchina del Pescara e, come d’incanto, i biancazzurri hanno riannodato trame che si erano interrotte nel maggio di cinque anni fa, l’anno dei record. Cinque a zero al Genoa e Zeman scrive il suo nome, ancora una volta, nell’albo d’oro dei biancazzurri: mai il Pescara aveva vinto con un punteggio così largo in serie A. Sugli spalti dell’Adriatico torna il sorriso così come tornano gli applausi a fine partita.

Vince la semplicità e un’idea felice della vita
È stata sufficiente una vittoria per rendere tutto di nuovo normale. Ovvero ricordarsi che il calcio, soprattutto per i tifosi, resta un gioco e che tutti giochiamo per divertirci. Si sono certamente divertiti i tifosi che sono tornati in massa a seguire gli allenamenti guidati dal tecnico di Praga. Il Poggio degli Ulivi è di nuovo aperto a tutti e, nella prima settimana di allenamenti guidati da Zeman, Cangelosi e Ferola, ha fatto registrare il tutto esaurito ogni giorno. Finalmente di respira, di nuovo, un clima di festa intorno alla Pescara calcio.

Maestro o sciamano?
Come ha fatto Zeman a cambiare il Pescara in tre giorni e invertire la rotta di una squadra incapace di vincere?
Il cambiamento è il frutto della combinazione di tre fattori: carisma, scelta della migliore formazione possibile, tema di gioco chiaro.
Certamente Zeman è una figura carismatica, lo si evince anche dal clamore mediatico che ha suscitato il suo ritorno in panchina, e questo incide sempre sulla psiche di chi ci entra in contatto. I calciatori sicuramente hanno tratto beneficio dal cambio di allenatore.
Ha scelto la migliore formazione possibile facendo giocare ognuno nel proprio ruolo e ha reso più ordinata la corsa di molti.
Non ha preteso d’insegnare il suo calcio in due giorni, ma ha trasferito ai calciatori pochi e semplici concetti di gioco, concentrandosi solo sulle situazioni di gioco di possesso palla. Ovvero sulla fase di attacco. Due gol su cinque sono il frutto e il risultato di questa applicazione.
Niente magia dunque, ma solo lavoro e idee chiare.

Buon calcio a tutti

Pescara-Genoa_19 febbraio 2017

Il “maestro” di Praga torna sulla panchina del Pescara ed è subito record. Cinque a zero al Genoa, mai i biancazzurri avevano vinto con un punteggio così largo in serie A.

Il nuovo tridente e Zeman i migliori

17 Caprari            8
20 Cerri                7,9
10 Benali              
7,5

5 Bruno                7,3
86 Stendardo       7
35 Coda               7
8 Memushaj         7
11 Zampano         6,9
3 Biraghi               6,9
7 Verre                 6,9

83 Bovo               s.v.
13 Muntari           s.v.
21 Pepe              s.v.

Zdeněk Zeman  7,8

Il ritorno di Zeman

Nella settimana più difficile per il Pescara, sia da un punto di vista sportivo sia da un punto di vista emotivo, e quando tutti pensavano che per il presidente Daniele Sebastiani fosse giunto il momento di passare la mano, ecco il colpo di teatro: il ritorno di Zeman.
Tutto è successo in poche ore. Poche ore tra l’annuncio della trattativa e la firma sul contratto. Zeman sarà l’allenatore del Pescara per due anni.
Pescara di nuovo sulle prime pagine dei quotidiani, sportivi e non, e questa volta non per eventi negativi. È l’effetto Zeman che precede anche l’arrivo dell’allenatore in città.

Porte aperte a tutti
Si riprende dunque il progetto interrotto cinque anni fa e tutto sembra tornare, come d’incanto, a quei giorni felici e indimenticabili. La prima decisione è quella di riaprire le porte del Poggio degli Ulivi ai tifosi. Da oggi niente più sedute a porte chiuse, ma porte aperte a tutti, anche a chi viene per rubare qualche idea. Zeman è fatto così: prendere o lasciare. Questa mattina è arrivato al campo di allenamento molto presto accompagnato da Roberto Ferola, il preparatore atletico, e Peppino Pavone, il direttore sportivo. Vincenzo Cangelosi, l’allenatore in seconda, è arrivato prima di tutti. Tutto è pronto, la giostra zemaniana può ripartire.

Grazie a Massimo Oddo e auguri per la sua carriera
Nel giorno di Zeman, non mi dimentico di Massimo Oddo. Il tecnico campione del mondo è stato bravo. Ha riportato il Pescara in serie A e quest’anno è incappato in un’annata no, può succedere. Il suo bilancio alla guida del Pescara, nonostante il brutto campionato di quest’anno, resta positivo. È una persona positiva e capisce di calcio, avrà il tempo per gioire ancora. Gli auguro tutto il bene possibile e una carriera brillante e vincente. È stato un onore conoscerlo. Grazie Massimo e buona fortuna.

Buon calcio a tutti.

Di sconfitta in sconfitta

Ventidue partite giocate, sedici perse e sei pareggiate, per un totale di sei punti. A questi si aggiungono i tre punti conquistati a tavolino contro il Sassuolo. Totale nove punti e ultimo posto in classifica. L’Empoli, quart’ultimo in classifica ha conquistato fino ad oggi ventuno punti, ovvero quindici punti in più dei biancazzurri di Massimo Oddo. I numeri, come sempre, non dicono tutto, ma indicano una direzione.
E per il Pescara quella direzione porta direttamente in serie B.

Cambio di percezione
La sconfitta contro la Fiorentina, l’ultima delle sedici, non sembra aver modificato del tutto la percezione che la squadra ha di se stessa, così come non ha modificato la percezione che l’allenatore ha dei suoi ragazzi. Eppure l’andamento della squadra in campionato sembra essere molto chiaro: non è adeguata per questo torneo. Sconfitta dopo sconfitta dimostra di essere la squadra più debole di tutto il lotto, ma di questo, appunto, non sembrano aver preso coscienza i diretti interessati. E invece questo è il primo passo da compiere: avere coscienza della propria consistenza. Dopo l’ennesima dichiarazione del presidente che conferma, partita dopo partita, l’allenatore, solo la consapevolezza della propria debolezza può essere la molla in grado di far scattare qualcosa nei calciatori.

In campo per onorare il campionato, la maglia e i tifosi
E c’è l’urgenza che accada qualcosa. Da oggi in poi l’obiettivo non può che essere quello di onorare il campionato, la maglia e i tifosi. E per farlo c’è bisogno che oltre all’impegno e alla voglia di vincere, che dovrebbe essere una costante perché i calciatori sono dei professionisti pagati proprio per questo, si conquistino anche dei punti. La casella zero relativa alle vittorie in campionato fa male. Fa male a tutti e rischia di lasciare, nell’immaginario collettivo, un’immagine pessima della squadra difficile da far dimenticare. Dunque, trovino la forza i calciatori e l’allenatore per uscire fuori da questa situazione imbarazzante e provino a regalare qualche piccola soddisfazione ai tanti che, nonostante le sconfitte, continuano a seguire la squadra.

Buon calcio a tutti.

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